Il Tirreno

Versilia

La provocazione del giudice: «Via la croce dal Prana»

di Cesare Bonifazi
La provocazione del giudice: «Via la croce dal Prana»

L’idea espressa su Fb dal magistrato camaiorese Fornaciari Del Dotto: «Non si tocca, è il simbolo di un’intera comunità»

2 MINUTI DI LETTURA





CAMAIORE. «I simboli religiosi devono stare nei luoghi religiosi», questa la premessa del sillogismo di Michele Fornaciari, giudice camaiorese al tribunale di Lucca. La sua polemica nasce, da privato cittadino, sui social network quando proprio Fornaciari decide di commentare un’immagine postata su Facebook dal sindaco Alessandro Del Dotto. Nella fotografia è ritratta la croce del Prana portata a valle per il restauro. L’idea del cittadino è di non riportare in vetta alla montagna quel simbolo piantato là circa 50 anni fa in memoria dei caduti di tutte le guerre ma di lasciare libero il monte.

«Sono laico, ma se fossi un cristiano mi darebbe fastidio veder svilire un simbolo così forte come la croce. C’è un’inflazione. L’opera d’arte ha un altro significato - spiega Fornaciari - ma non c’è davvero bisogno di colonizzare i luoghi pubblici con i simboli religiosi, quale che sia il credo in questione. Il fatto di collocare il simbolo ovunque, a mio parere, lo priva della valenza religiosa che invece avrebbe all’interno di una chiesa o di un contesto di preghiera. A me piace scherzare su questo tema e spesso uso termini leggeri o provocatori ma credo fermamente che dietro questa leggerezza ci sia la necessità di prendere seriamente in considerazione questo tema: lo stesso Consiglio di Stato disse che le croci devono rimanere negli uffici pubblici perché sono un simbolo “laico”. Se io fossi un cattolico non la prenderei bene. Io non ce l’ho con la croce del Prana, sia chiaro ma con l’idea che vi sta dietro e che mi sembra di aver spiegato».

C’è chi ovviamente non ha gradito la posizione di Fornaciari, e ha reagito scaldandosi, come accade spesso nei social network.

Lo stesso sindaco di Camaiore ha deciso di scrivere un lungo post proprio sul tema, come fosse una risposta telematica alle idee del concittadino: «Quella croce, non lo nego e anzi lo esalto, è un simbolo religioso - si legge - ma è insieme il segno di una grande e solida comunità capace di memoria e amore per la propria terra, tramandata di generazione in generazione. Lo scendere a valle della croce è il simbolo di quella coscienza collettiva che ha resistito a ogni intemperie (economica, bellica, sociale, politica) e che, adesso, si prende una breve pausa di riflessione, per tornare, più curata e forte di prima, ancora una volta, ad affrontare ciò che il tempo, per lungo periodo, gli porrà dinnanzi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca