Finanza
Lo stilista Rebecchi cede il marchio alla Malloni
Le boutique di Viareggio e Lucca rimangono alla famiglia del creatore del marchio
VIAREGGIO. Il dispiacere, dice, c’è. Eppure prevale l’ottimismo. «Se la nuova società riuscirà ad andare avanti, lo farà con un marchio che porta il mio nome e magari per sempre». Il nome è Massimo Rebecchi, sintesi perfetta tra stilista e imprenditore, uomo che da Viareggio ha tirato su un impero nel settore dell’abbigliamento che adesso è passato interamente nelle mani della Malloni spa. Dal 21 dicembre scorso la società marchigiana ha infatti preso in affitto il marchio e tutti i punti vendita della Virginia srl (la società legata al brand della famiglia Rebecchi) e da allora guida la produzione e la vendita. A metà aprile la Virginia ha attivato una procedura di concordato preventivo ed entro settembre dovrà presentare il suo piano, che però è già chiaro: vendere tutto alla Malloni.
«Abbiamo ceduto il marchio per far sì che venga sviluppato», spiega Rebecchi dal suo negozio lungo la passeggiata di Viareggio. Elegante, toni pacati. Lo stile un po’ british di chi ha la moda nel dna. La sua storia inizia nel 1976, quando aprì a Viareggio uno dei primi negozi di abbigliamento di tendenza. Aveva vent’anni e girava il mondo a caccia di stili nuovi. Alla fine importanti marchi della moda italiana iniziarono a chiedere a lui, giovane stilista, consigli. Iniziò così a disegnare per loro linee nuove. Nel 1989 ci fu il grande salto: creò la prima collezione con il suo nome. A produrla era la Virginia srl, appunto, con sede a Riccione. Il business funzionò a tal punto che, nel 1997, Rebecchi acquisì la quota di maggioranza di Virginia e partì con le sfilate nelle passerelle internazionali. Da lì, l’espansione. Aprirono diversi monomarca Massimo Rebecchi in Italia e pure all’estero a cui si aggiunsero i multimarca selezionati (come La Vela in Passeggiata). Una storia di imprenditoria made in Italy con cui Rebecchi nel 2011 vinse anche il premio Moda Excellent.
Poi però iniziò la crisi economica. «Il settore dell’abbigliamento ha accusato molto i colpi. E poi non è facile gestire una cosa del genere». Cioè: un’impresa da 150 dipendenti (se si considerano quelli della Virginia srl che ne contava 110 e delle altre società legate alla famiglia) sparpagliati per tutto il Paese. «È passato questo treno (quello della Malloni, ndr) e abbiamo pensato che fosse meglio prenderlo al volo. Ormai tutte le aziende del settore cambiano direttore ogni due o tre anni. Quello che noi stiamo facendo ora, molte società lo hanno già fatto. Basti pensare a Versace che non è più della famiglia Versace. Lo stesso Massimo Rebecchi non sarà più della famiglia Rebecchi ma continuerà a esistere e, mi auguro, a crescere. Questo sarà il compito della Malloni».
La nuova società ha quindi preso in affitto il marchio e tutti i sedici punti vendita Rebecchi sparsi per l’Italia (compreso quello di Forte dei Marmi) per un totale di 80 dipendenti, che hanno mantenuto il posto grazie alle trattative sindacali portate avanti dal segretario provinciale della Filctem Cgil Franco Galeotti (per quanto riguarda la parte lucchese) e dalla segretaria Filctem di Rimini Francesca Lilla Parco (per tutto il resto). La fabbrica di Riccione, invece, è già stata chiusa definitivamente. I capi a marchio Rebecchi vengono prodotti negli impianti della Malloni. Dei circa 40 dipendenti ne sono rimasti una quindicina dell’amministrativo: «Rimarranno fino alla chiusura del concordato», spiega Franco Galeotti. Gli altri sono finiti in mobilità. «Nel momento in cui è entrata la società ha deciso quali dipendenti tenere e quali no, in base alle esigenze. Avendo un impianto produttivo suo, non aveva bisogno di quelli di Riccione, che quindi ha chiuso».
Nel frattempo Malloni ha già aperto un punto vendita a marchio Rebecchi a Praga. «Il piano è l’espansione – dice lo stilista –. Intendono aprirne altri a Roma e a Milano».
Non sono interessati dalla cessione invece i quattro punti vendita di Viareggio (i tre in Passeggiata e l’outlet) né quello di Lucca, essendo gestiti da un’altra società della famiglia Rebecchi. «Non abbiamo lasciato Viareggio. Continuiamo con queste attività che comunque hanno una ventina di dipendenti. Inoltre abbiamo già progetti in mente per il futuro». Progetti, che sono ancora top secret.
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