Lutto
L'estate d'oro di Fabio Genovesi
Lo scrittore fortemarmino: "Io finalista al Viareggio? Non sono tipo da premi, però..."
FORTE DEI MARMI. Di entrare a far parte della rosa dei finalisti del premio Viareggio con Il mare dove non si tocca non se lo aspettava proprio. Una notizia che lo ha colto di sorpresa. Ma che, da versiliese, lo ha fatto indubbiamente felice. Fabio Genovesi, scrittore fortemarmino ormai da anni lanciato sulla scena letteraria italiana, si dice però lontano dal mondo dei premi letterari. E questo nonostante con il precedente Chi manda le onde abbia già vinto lo Strega giovani e sia rientrato nella rosa dei finalisti dello Strega. In attesa di conoscere se sarà selezionato anche nella terzina del più antico premio letterario italiano (l’ulteriore scrematura sarà resa nota a metà giugno), Genovesi continua a lavorare. E, tra una partecipazione ad un festival e una presentazione del libro, sta scrivendo il suo prossimo volume. Anche se sarebbe meglio parlare al plurale, visto che parallelamente al nuovo romanzo, sta cimentandosi anche nel suo primo libro per ragazzi.
Allora Fabio, a quasi un anno dalla sua uscita, Il mare dove non si tocca è entrato nella prima rosa dei finalisti del premio Viareggio. Te lo aspettavi?
[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.15836367:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2017/09/10/news/io-i-miei-nonni-e-l-infanzia-felice-senza-selfie-1.15836367]]
«Proprio no. E non lo dico per una malcelata forma di modestia. Semplicemente non ci pensavo neppure lontanamente. E quando dalla casa editrice mi hanno telefonato per annunciarmi la novità, sono rimasto sorpreso. Naturalmente mi ha fatto molto piacere. Un po’ perché il Viareggio resta uno dei premi letterari più gloriosi dell’intero panorama italiano e poi perché si assegna a due passi da casa mia. Anche se, quando sarà fatta la prossima scrematura, temo che non rientrerò nelle terzine finali. Non mi ritengo un autore per un premio letterario come il Viareggio».
Però sei già entrato fra i finalisti del premio Strega ed hai vinto lo Strega giovani...
«È vero. E devo dire che è stata una esperienza assolutamente piacevole».
Fra l’altro fra pochi giorni, proprio in qualità di vincitore del premio Strega giovani sarai ospite in Parlamento.
«Già. Chi l’avrebbe mai detto... L’11 giugno sono stato invitato a Montecitorio a parlare ai ragazzi in occasione della presentazione dei finalisti dello Strega giovani. Io che seguo la politica quanto le gare di rally - e cioè niente - chiamato nel cuore dei palazzi del potere per un discorso. No, questo non me lo sarei proprio aspettato».
E di cosa parlerai in quella circostanza?
«Andrò sicuramente a braccio, perché non sono bravo a preparare dei discorsi. Però ho già in mente l’argomento da cui partirò: le anguille. Quello sì che è un tema che conosco...»
Sarà la tua prima volta in Parlamento?
«In realtà no, visto che ci sono già entrato quando vinsi lo Strega giovani. All’epoca mi premiò la presidente Boldrini. Chissà se da qui all’11 giugno, con tutto quello che sta accadendo, ci troverò qualcuno...»
[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.11580303:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2015/06/08/news/fabio-genovesi-vince-il-premio-strega-giovani-1.11580303]]
Naturalmente quella dei premi è solo una parentesi della tua attuale vita. Immagino che sarai al lavoro per il tuo prossimo romanzo...
«Sto vivendo un momento stupendo. Perché, a differenza di molti colleghi, non vivo l’ansia di dover scrivere un nuovo libro a tutti i costi. E questo mi permette di avere molte idee sulle quali poter lavorare. Diciamo che attualmente sto cercando quella giusta. Ma devo dire che l’arrivo della bella stagione, dopo mesi di pioggia e freddo che mi hanno un po’ intristito, mi sta aiutando. Ora posso finalmente mettermi nel giardino di casa mia e tuffarmi nella scrittura. Sarà un’estate di lavoro, ma visto che faccio un lavoro che amo, credo proprio che sarà una piacevolissima estate».
Ci puoi anticipare qualcosa del tuo prossimo romanzo?
«Come detto, sto ancora vagliando le idee che ho in testa in attesa che quella giusta venga a galla. Di certo sarà però un romanzo ambientato in un piccolo paese, forse chissà ancora una volta in Versilia. Ma non sarà in una grande città. Non le amo proprio. Non mi appassionano. Sono fatto così. Anche quando mi invitano ad esempio a Roma per un incontro o un festival, chiedo sempre di poter dormire in un centro più piccolo. Che so, a Viterbo».
A proposito di grandi città. Di recente sei stato a Parigi per un incontro speciale...
«Già. Mi hanno chiamato per parlare di ciclismo, uno dei miei grandi amori. Insieme a due ospiti illustri come Éric Fottorino, ex direttore di Le Monde, e l’antropologo Marc Augé, autore del libro Elogio della bicicletta, abbiamo discusso su Giro d’Italia e Tour de France. Ed è stato davvero divertente...»
In questo periodo stai anche portando in giro per festival un tuo monologo. Di che si tratta?
«È una cosa un po’ particolare che si rifà ad una tradizione tutta versiliese. Il monologo si chiama I canti della tv rotta ed è una sorta di veglia nel corso della quale, partendo dalla finzione di avere una televisione che non funziona, mi metto a raccontare delle storie. In realtà non c’è un vero e proprio copione prestabilito. Vado a braccio e ogni volta ne nasce uno spettacolo sempre diverso. Magari ci sono degli argomenti più ricorrenti che amo affrontare, ma c’è grande improvvisazione. Del resto accadeva così anche nelle veglie di un tempo...»
E il pubblico apprezza. In una delle tue ultime esibizioni, a Rovigo, c’era una piazza stracolma ad ascoltarti...
«Alla gente piacciono le storie. Nonostante la tecnologia, gli spettatori cercano storie sempre nuove. Questo vale per le grandi serie televisive come per un testo teatrale».
[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.16930565:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.16930565:1652399547/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Porterai questi monologhi anche in Versilia?
«Mi sono esibito a Roma, Milano, al salone del libro di Torino, a Rovigo, a Carpi, a Mantova... In realtà la Toscana è rimasta praticamente l’ultima regione dove ancora non ho fatto tappa. Chissà che non possa debuttare in Versilia. Anche se, lo dico con rammarico, dopo la fine di Anteprime a Pietrasanta, da noi non c’è più un festival letterario. Ed è un vero peccato».
Torniamo ai libri. E, in questo caso, a quelli per bambini. È arrivato il momento di un tuo debutto in questo settore, vero?
«Sì. Ci sto lavorando parallelamente al mio prossimo romanzo. L’idea mi è venuta dopo che, girando per l’Italia, ho scoperto che molte mamme leggevano ad alta voce pagine dei miei libri ai loro figli. A quel punto mi sono chiesto: perché non scrivere direttamente un libro per ragazzi? E così mi sono messo al lavoro. Sarà una storia per ragazzi dai dieci ai tredici anni. Non ho ancora un editore, ma spero di trovarlo».
E poi c’è Tex...
«Esatto. La Bonelli, casa editrice di Tex, mi ha coinvolto nelle celebrazioni legate ai settant’anni di questo grande personaggio dei fumetti. Curerò la presentazione di un volume dedicato a questa ricorrenza. E per me che sono sempre stato un divoratore dei fumetti di Tex è davvero un onore gigantesco».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
