Il Tirreno

Versilia

Cumuli di lavarone sulla spiaggia di Lido di Camaiore

di Cesare Bonifazi
Cumuli di lavarone sulla spiaggia di Lido di Camaiore

Il materiale deve essere smaltito dai singoli stabilimenti Sbrana: «Per piccole quantità c’è il ritiro settimanale»

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LIDO DI CAMAIORE. Una visione così non fa onore alla nostra costa: nella spiaggia di Lido di Camaiore, lo testimoniano le foto, in corrispondenza di alcuni stabilimenti balneari che si trovano lungo il viale Bernardini (come l’Ariston, il Nilo, il Patrizia e lo Scorpio, tanto per citarne alcuni) si sono formati dei cumuli di materiale organico, prevalentemente lavarone ma anche resti di pesce e plastica, che sono un vero pugno nell’occhio per tutti coloro che decidono di passare le vacanze, o anche solo il fine settimana sulla nostra costa.

A segnalarlo un lettore che, trovandosi lungo il bagnasciuga, ha inviato alla redazione del Tirreno le immagini che pubblichiamo.

Il problema è nato, sembra un paradosso, dalla pulizia della spiaggia: gli operatori di alcuni stabilimenti, i bagnini o i dipendenti, hanno raccolto tra sabato e domenica una grande quantità di materiale che si è riversato nella spiaggia.

Una quantitativo sicuramente ingente da creare delle vere montagnole abbandonate sul bagnasciuga, ma non abbastanza per creare un allarme lavarone e applicare il protocollo stabilito di comune accordo tra i balneari e l’amministrazione.

«La situazione non è grave ma sicuramente non sono cose belle da vedere - spiega Piergiorgio Sbrana del bagno Imperial, il responsabile indicato per i balneari che si occupa dei rapporti sullo smaltimento del lavarone - quando insorge l’esigenza di rimuovere grandi quantità di materiale viene avvisato il Comune e gli uffici competenti i quali mandano i propri tecnici a valutare la situazione sulla spiaggia e, se lo ritengono opportuni, attivano Sea per la rimozione del tutto. Altrimenti, come succede da tempo, esiste un bidone apposito per il lavarone: serve per smaltire le piccole quantità che quotidianamente arrivano nelle nostre spiagge. Per quello c’è anche un ritiro specifico, il mercoledì».

Data la situazione quindi, gli uffici comunali non sono stati avvertiti: l’assessora all’Ambiente Sara Pescaglini riferisce che non c’è alcuna segnalazione di lavarone tra le carte dei suoi uffici.

Sarebbero quindi i singoli stabilimenti a dover provvedere allo smaltimento in maniera autonoma: «Il protocollo - continua Sbrana - funziona così: non verranno attivati i mezzi di rimozione. Quindi o si attende che arrivi la mareggiata a portare altro materiale oppure l’unica altra soluzione per risolvere il problema è utilizzare i sacchi appositi e smaltirli piano piano».

Dagli stabilimenti balneari coinvolti si fa sapere che il problema non è la volontà di smaltire il lavarone: il punto, piuttosto, è che la quantità è superiore a quella che può essere semplicemente smaltita in alcuni passaggi settimanali. I bidoni appositi infatti non sarebbero sufficienti a contenere il materiale raccolto in appena due giorni.

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