Gioco
Il film di Raffaelli conquista la giuria al Migranti festival
FORTE DEI MARMI. «Per aver saputo descrivere come in un racconto sempre sospeso, al limite della poesia, tra immagini e musica, un lato nascosto della cultura africana e di come, ad un’attenta...
FORTE DEI MARMI. «Per aver saputo descrivere come in un racconto sempre sospeso, al limite della poesia, tra immagini e musica, un lato nascosto della cultura africana e di come, ad un’attenta riflessione, l’azione compulsiva di una parte di mercato di un piccolo angolo di mondo, possa coinvolgere e riflettersi sulla vita della comunità internazionale e di tutti noi». È la motivazione con cui il regista fortemarmino Matteo Raffaelli ha vinto, l’altra sera, il premio speciale della giuria al Migranti film festival, grazie al suo film “Mareyeurs” prodotto da Ocean Film di Francesco Congiu in collaborazione con HF4 di Marco Del Bene.
Ad applaudire la pellicola di Raffaelli una giuria prestigiosa con Stefania Barzini, Giuseppe Cederna, Carlo Freccero, Enrico Magrelli, Angelo Orlando, Francesca Paci, Valentina Parasecolo e Will Peyote. «Ciò che mi ha colpito di Mareyeurs – commenta Cinzia Scaffidi di Slow Food – è che si tratta di un documentario molto rispettoso della descrizione di quella normalità un po’agli sgoccioli, un’economia locale piccola equilibrata sostenibile che coinvolge tantissime persone che fanno parte dell’indotto capillare. Un sistema messo in pericolo da forze potenti e impattanti che non sarebbero sostenibili da nessun punto di vista e mettono in atto un’economia violenta e arrogante contro cui in questo momento l’unica maniera di creare argine è la consapevolezza del consumo. Tutto questo con delicatezza e attenzione viene raccontato in Mareyeurs».
Il film di Raffaelli è un racconto attento e minuzioso di come lo stravolgimento di una filiera produttiva locale in Senegal possa andare a intaccare la vita quotidiana di tutti, su scala mondiale. Ibrahima, il protagonista, infatti è un giovane mareyeur, intermediario tra pescatori e dirigenti delle aziende di pesca locali. Preoccupato dalla scarsità del pesce e dalla costante diminuzione del suo reddito, matura in lui l’idea di emigrare in Europa. Troverà sul suo cammino delle persone che cercheranno di dissuaderlo e questo lo porterà a mettere in dubbio il suo progetto. Insieme alla figura di Ibrahima, ad animare e restituire al pubblico il quadro complesso di un’Africa raramente protagonista di documentari come Mareyeurs, è una costellazione di personaggi unici e reali come Mame Fotou Kaire impreditrice a capo del sistema matriarcale del commercio del pesce nella città di Saint Luis. In un momento in cui torna di bruciante attualità il fenomeno immigrazione, l’opera di Raffaelli, è fondamentale per comprendere fenomenologie che sfuggono all’opinione pubblica europea. Angelo Petri
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