Il Tirreno

Versilia

La magia dei tappeti Camaiore rivive la sua storia centenaria

di Cesare Bonifazi
La magia dei tappeti Camaiore rivive la sua storia centenaria

CAMAIORE. Il padre, imbiancato dagli anni e colorato nelle mani dalle tinte in polvere, tiene la mano ferma sul pezzo di legno lavorato, lo fissa con lo scotch, il figlio, ormai grande ed esperto,...

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CAMAIORE. Il padre, imbiancato dagli anni e colorato nelle mani dalle tinte in polvere, tiene la mano ferma sul pezzo di legno lavorato, lo fissa con lo scotch, il figlio, ormai grande ed esperto, segue i movimenti del genitore e lo aiuta a stendere la pula. Si può vedere questo tra le strade di Camaiore per quella che è una tradizione ultracentenaria del paese. Quella dei tappeti di segatura per il Corpus Domini infatti non è solo una manifestazione storica che si ripete ogni anno nel centro storico da tempo immemore, è una vera e propria arte che viene tramandata di generazione in generazione e che recentemente viene insegnata pure nelle scuole del Comune.

Così decine di infioratori e tappetari nella notte tra sabato e domenica hanno rinnovato una magia. L’intera comunità camaiorese è scesa in strada con “i vestiti da lavoro” e ha dato una mano a realizzare quelle meravigliose opere effimere: chi non aiuta a stendere le impalcature, porta l’acqua o si ingegna in altro modo.

Come al solito il centro paesano si è riempito di persone: letteralmente migliaia di turisti e curiosi sono arrivati dalle frazioni e dai paesi vicini per assistere alla creazione. La temperatura da primi giorni d’estate era perfetta per la trascorrere la serata in strada e la novità delle misure di sicurezza antiterrorismo non hanno rovinato l’atmosfera incantata che Camaiore ha offerto. Quello che si respirava tra le strade era il senso di una comunità unita. Camaiore c’era: i bar aperti, i palazzi addobbati con le corone di fiori del santo patrono, le finestre aperte di via di mezzo con le luci accese dalle quali si intravedevano gli affreschi delle volte, la banda del concerto del due giugno con tanto di anziano vestito da alpino che cantava l’inno di Mameli con la mano sul cuore e con lui tutti in piedi alle prime note. È questa l’Italia dei piccoli borghi che ancora incanta gli stranieri.

Diversamente dal turismo classico, l’occhio dei visitatori non era al cielo, i nasi erano tutti rivolti all’ingiù a guardare lo sforzo e la maestria dei maestri tappetari, pronti a spiegare praticamente a chiunque l’origine dei colori e le tecniche centenarie di composizione.

Il lavorìo è durato fino alle prime luci dell’alba quando sono arrivati gli ultimi ritocchi che hanno preceduto la processione con parroco in testa. Già, perché queste creazioni durano neanche il tempo di una mattina. Alle sei sono pronte, alle dieci e mezza vengono distrutte dal passaggio della processione del Corpus Domini. Come per i mandala buddisti, la vera esperienza mistica non è il godere della visione del finito ma la creazione. E proprio per questa visione spirituale, quest’anno il tema delle opere era la via Francigena, il percorso dei pellegrini che attraversa l’Europa da Canterbury a Roma.

Ai diciannove gruppi (ben 350 tappetari) che hanno partecipato ai tappeti è stata affidata una tappa del lungo percorso che attraversa l’Europa, ognuno ha interpretato liberamente la propria tappa. A rendere ancora più stuzzicante il tutto è il senso di competizione che ormai dallo scorso anno si è creato tra i creatori di tappeti: una giuria di esperti in incognito infatti passa, giudica e fa la propria classifica dei tappeti. Solo uno vince per le due categorie. Quest’anno la prima posizione per la Prima categoria è andata al gruppo Palinsesto che portava in strada la tappa di Montefiascone, il secondo posto invece è andato alle scuole medie Pistelli che rappresentavano Lucca e Luni mentre la medaglia di bronzo è andata al gruppo la Torre che ha rappresentato le località francesi di Reims e Laon. Gli altri quarti a pari merito. Per la categoria B New Entry Palinsesto con Sutri e Viterbo.

La giuria era composta dal giornalista Giovanni Lorenzini, dal fotografo Fabio Muzzi, dal vicepresidente della Fondazione Carnevale di Viareggio Marco Sereni Szorenyi e dal vicedirettore di Arte Sacra e Beni Culturali dell'Arcidiocesi di Lucca don Daniele Martinelli.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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