Sicurezza
Il racconto e i due disegni che hanno conquistato la giuria
SORRIDOBang. Bang. Bang. Il rumore degli spari riempie la stanza e mi si gela il sangue nelle vene. Sbircio dalla minuscola fessura dell’armadio dove sono nascosta da ormai due ore e trattengo un...
SORRIDO
Bang. Bang. Bang. Il rumore degli spari riempie la stanza e mi si gela il sangue nelle vene. Sbircio dalla minuscola fessura dell’armadio dove sono nascosta da ormai due ore e trattengo un grido: quella non può essere la testa di mamma! Adesso mi sveglierò da questo incubo e lei mi prenderà tra le sue braccia, sussurrandomi che tutto questo è stato solo un brutto sogno, che lei non mi abbandonerà mai. Passo un po’ di tempo a darmi pizzicotti sulle braccia, ma infine mi arrendo e la speranza che avevo si affievolisce col mio sorriso. Soffoco i singhiozzi e lacrime silenziose bagnano il mio viso. Subito la tristezza lascia il posto alla rabbia: perché i tedeschi lo hanno fatto? Mia madre non meritava di morire, nessuno lo merita!
Osservo per un tempo indefinito il suo corpo inerme e sento un dolore al petto così forte che credo di essere ferita. Controllo ed è tutto nella norma, anche se avrei preferito essere al posto di mia madre: è più facile morire, che veder morire. Ha ancora gli occhi aperti e vedo paura nel suo sguardo. È morta, e forse con lei sono un po’ morta anch’io. Non so dove sia mio fratello, ma non posso andare a cercarlo: così andrei dritta verso la morte. È terribilmente devastante non poter fare niente per aiutare chi ami. Sento i tedeschi avvicinarsi all’armadio e mi faccio piccola piccola, cercando di non far rumore. Purtroppo la mia gamba urta un libro, emettendo un lieve suono. Prego che nessuno mi abbia sentito, ma le mie preghiere non vengono ascoltate. Un soldato apre l’anta dell’armadio ed io deglutisco. Mi guarda come se fosse un leone ed io fossi la sua gazzella. Mi urla qualcosa di incomprensibile, sicuramente in tedesco, poi mi strattona il braccio e lo seguo. Continua a gridare, ma probabilmente capisce che non so cosa stia dicendo, visto che la smette. Mi spinge contro il muro e mi punta il fucile alla testa.
D’improvviso mi viene da sorridere, e non esito a farlo. Sorrido a mio fratello, perché possa sopravvivere. Sorrido a mia madre, perché fra poco potrò raggiungerla. Ed infine sorrido alla vita, perché soltanto adesso comprendo quanto sia preziosa. Il soldato spara e provo un dolore immenso, ma non importa. Sento gli occhi spegnersi, ma il sorriso, quello non si spegne.
Marta Cecchini, 3 F, Santini
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