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La rivincita della precaria del Comune

Melania Carnevali
La rivincita della precaria del Comune

Dopo alcuni contratti a tempo determinato non rinnovati ha fatto causa al municipio. Avrà 5mila euro

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MASSAROSA. Ha lavorato quattordici mesi con contratti interinali nel Comune di Massarosa (un anno a cavallo tra il 2005 e il 2006 e due mesi nel 2008). Poi più nulla. Per questo Sonia Martinelli fece causa al Comune davanti al tribunale del lavoro di Lucca chiedendo «l’illegittimità dei contratti interinali adempiuti con il Comune di Massarosa, con il riconoscimento di un conseguente risarcimento del danno subito». Causa che non è arrivata a sentenza, dal momento che il Comune ha preferito percorrere la strada della conciliazione. Ma comunque la lavoratrice precaria avrà la sua rivincita perché dovrà ricevere dal municipio 5mila euro.

È questa la fine di una battaglia iniziata anni fa. La donna aveva lavorato nel Comune un anno dal 2005 al 2006 e due mesi nel 2008. Un impiego trovato attraverso un’agenzia interinale del territorio. Ma i contratti poi non le sono stati più rinnovati. Così, fece causa chiedendo la nullità dei contratti e il risarcimento del danno: cioè le mensilità (con interessi, rivalutazioni e via dicendo) che avrebbe guadagnato se fosse stata assunta.

I legali del Comune di Massarosa hanno fatto un po’ di calcoli. Primo: il giudice del lavoro è molto sensibile a queste tematiche e quindi non era scontata la vittoria in sede di tribunale. Secondo: se il Comune avesse perso la causa avrebbe dovuto, probabilmente, pagare dodici mensilità a cui vanno aggiunte tutte le spese legali. Quindi, pee evitare queste spese, ha preferito percorrere la strada della conciliazione.

All’inizio della fase istruttoria, infatti, a seguito di trattative intercorse tra le parti, «si è raggiunta una comune volontà di definire in via conciliativa la vicenda, ponendo fine alla lite instaurata dinanzi al tribunale di Lucca», si legge nell’atto del Comune. Il 7 maggio scorso il legale della donna ha quindi proposto di conciliare la lite in sede sindacale tramite la sottoscrizione di un accordo conciliativo. «Alla luce della giurisprudenza più recente in materia di contratti di lavoro “a termine” utilizzati dalle pubbliche amministrazioni e dei conseguenti rischi comunque insiti in ordine all’esito finale della lite – si legge nell’atto –, una definizione in via transattiva, nei termini di cui alla bozza di verbale di conciliazione in sede sindacale predisposta dai legali delle parti, appare opportuna, vantaggiosa, legittima e perciò meritevole di approvazione». Così il Comune ha accettato di pagare. E la donna avrà 5mila euro.



 

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