Gioco
Il cronista che porta tutti i giorni la Versilia in tv
Così Gabriele Altemura è diventato il volto di 50 News «Faccio informazione con “spirito francescano”»
VIAREGGIO. La lettera di licenziamento ricevuta a 35 anni è stata il biglietto d’andata per l’inferno, anche se la discesa tra le anime sofferenti del giornalista Gabriele Altemura («io, però, preferisco definirmi cronista») e dei colleghi a lui accomunati dallo stesso destino era cominciata mesi (senza stipendio) prima, situazione tale da generare un crescendo rossiniano di agitazione: manifestazioni, scioperi, vertenze. Tutto inutile. Il suo rapporto lavorativo con ReteVersilia è di fatto terminato il 24 settembre 2013, dopo un decennio, con poche ma lapidarie righe d’inchiostro nero su pagina bianca. Gli serviva una mano (tesa), per risalire. Non ha dovuto attendere molto per afferrare quella di Nicola Rossi, amministratore delegato di 50 Canale, emittente pisana tra le principali in Toscana fortemente intenzionata ad ampliare il proprio bacino d’utenza nell’area costiera, idea che ha trovato nella nascita di 50 News Versilia la concreta realizzazione e in Gabriele Altemura l’icona di riferimento.
Il 29 novembre 2013, due mesi e una manciata di giorni dopo il licenziamento di ReteVersilia, la prima volta in onda sul nuovo canale (il 673 del digitale terrestre) con “Versilia in linea”, trasmissione «nella quale sono state scritte pagine significative della storia recente della politica viareggina». Con il biglietto di ritorno in tasca, Altemura ha potuto dare le spalle all’inferno. Finalmente.
«La reazione allo sconforto è la migliore delle terapie», ammette ripassando con mente e parole quella fase carica di difficoltà, comunque utile, perché «mi ha permesso di aprire gli occhi e capire davvero chi stava con me e chi no». Dalla sua parte ha il pubblico, Gabriele. «È gratificante, nel mio piccolo mi sento uno strumento “utilizzato” dalle persone per conoscere i fatti. Questa percezione rispecchia il modo in cui concepisco l’informazione, ovvero stare vicino ai cittadini e ascoltandoli».
La preferenza per la tv locale rispetto a quella nazionale non è da interpretare come uno schiaffo all’ambizione: «Credo che ognuno debba avere un’adeguata consapevolezza di sé: è un vestito che a differenza di altri mi sta bene addosso. Sino ad oggi non c’è stata una mattina in cui mia sia svegliato e abbia pensato: “Sarei rimasto volentieri a letto”». Altemura rammenta la volta in cui un campeggiatore gli rivolse un complimento inusuale: «“Fai informazione con uno spirito francescano”, mi disse. Aveva ragione, perché la reputo un servizio di estrema utilità, che va oltre il mestiere. Non esistono fasce orarie in cui si è cronisti e altre no: è complicato scindere ciò che si è da ciò che si fa». E poi ci sono storie che lasciano un segno così profondo, da non poterle dimenticare. Come quella di una signora dell’Est Europa con un serio problema abitativo. «Mi contattò perché era a rischio sfratto e io denunciai la situazione con un servizio. La vigilia di Natale mi telefonò nuovamente per annunciarmi che né lei né la figlia piccola sarebbero state cacciate dalla casa in cui alloggiavano. È questo che dà un senso vero al nostro lavoro».
Ma i ricordi più intensi sono legati al disastro ferroviario del 29 giugno 2009. «Un evento che mi porterò dentro per sempre, a livello umano e professionale. Al momento del deragliamento del treno io ero in Passeggiata, avevo da poco terminato l’ultima puntata stagionale di “Bar Sport” (ancora a ReteVersilia, ndr). Sentivo i boati e non capivo, pensavo si trattasse di un attentato. Quando mi avvicinai con la macchina e ricevetti le prime chiamate, allora lì sì che presi coscienza dell’accaduto». Seppur scosso, cominciò a riprendere quelle scene devastanti. «Filmavo, portavo le cassettine in studio, le commentavo in diretta, poi tornavo in esterna». Ciclicamente, tutta la notte. Sequenza che non si sarebbe mai ripetuta se nel 2007 Altemura non avesse deciso di fare del giornalismo il mestiere della vita. «Lo consideravo un bellissimo divertimento, ero dubbioso sulla possibilità che potesse tramutarsi in un’occupazione stabile. Alla soglia dei 30 anni, però, mi resi conto di non riuscire più a svolgere due impieghi (parallelamente lavorava in un’impresa artigiana a Torre del Lago, ndr)». E così, grazie anche ai consigli di Nicola Felicetti e Andrea Montaresi e prima ancora di Eugenio Spadoni e Claudio Romani, puntò tutto sul suo “spirito francescano”. «Una scelta che compirei altre millecinquecento volte. Essere retribuito per fare ciò che più ti piace non ha prezzo».
Oggi che di anni ne ha quasi 40, si gode il successo di 50 News Versilia e punta a estenderlo. «La mia visibilità non può prescindere dal confronto costante con l’editore, l’amministratore delegato e la redazione di 50 Canale, oltre che dal sostegno degli sponsor». Una professione «ad uso e consumo», la definisce Altemura. «Si lavora dalla mattina presto per preparare il telegiornale della sera. E il giorno dopo si ricomincia da capo. È lo stesso principio dei carri del Carnevale». Cambiano solo i riferimenti temporali.
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