Gioco
Dalle cucine ai campi: Francesco era un ragazzo tuttofare che amava il calcio
Aveva studiato all’istituto professionale di Seravezza e lavorava in albergo e nei terreni di famiglia
SERAVEZZA. I riccioli castani che gli scivolavano sulla fronte. Un cappello di lana fisso sulla testa, d’inverno. E poi quel sorriso. Quanto sorrideva Francesco Silvestri, morto domenica notte nello schianto frontale sul lungomare di Forte dei Marmi.
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Dalle foto pubblicate sul suo profilo Facebook, sembra un ragazzo che a 23 anni aveva già capito il senso della vita: ridere, quando possibile, non imbronciarsi, mai, cercare sempre il lato comico dell’esistenza. Perché da qualche parte c’è, diceva, anche se non si capisce quale sia il lato comico della sua storia.
Seravezzino, viveva con la famiglia sul colle dell’Uccelliera. Figlio di Bruna e Antonio Silvestri, detto Tonino, un giardiniere di Strettoia in pensione che da anni si dedica ai terreni che ha all’Albetreta, uno dei borghi della frazione di Pietrasanta. Anche Francesco aveva deciso di dare una mano, di lavorare nei campi. Vendemmie, raccolte, semine, alberi da tagliare, giardini da sistemare. Motosega, lo chiamavano infatti gli amici, perché sapeva usare una sega a motore più di loro uno smartphone. Uno, insomma, da scarponi di gomma e calli alle mani.
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Quando, due anni fa, alcuni abitanti dei paesi della montagna seravezzina si lamentarono della sporcizia sugli argini di Malbacco – che lui frequentava sempre con gli amici – partì, il giorno dopo, alle sette di mattina per ripulirlo tutto. Quando arrivarono i primi bagnanti in tarda mattinata, il fiume sembrava sistemato da un consorzio intero. Non una sigaretta in terra, non un ramo di troppo. «In più si mise a cercare il mio portafoglio: me lo avevano rubato dalla macchina il giorno prima spaccando il finestrino», lo ricorda un’amica. Perla rara tra i ventenni, lui «era uno che si dava da fare davvero».
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Aveva frequentato l’istituto professionale (Ipia) di Seravezza. «Arrivava la mattina a scuola col suo Booster tutto scassato, però sempre con il sorriso stampato in faccia, aveva sempre un motivo per ridere e scherzare», lo ricorda un suo ex compagno di classe. Dopo gli studi aveva iniziato a lavorare negli alberghi della Versilia. Le ultime due estati le aveva fatte in cucina all’hotel Mondial di Tonfano (di proprietà dell’ex sindaco di Pietrasanta, Massimo Mallegni) e anche quest’anno sarebbe tornato lì. Era «uno di quelli che non guardava l’orario, che sapeva fare tante cose», lo ricorda Paola Marucci, referente dell’hotel. Lavorava in cucina «ma aveva diverse mansioni perché la sua disponibilità andava di pari passo con la sua professionalità».
Quello che guadagnava lo spendeva (anche) nei viaggi. Eccole nel suo profilo social tutte le istantanee dei ricordi: Roma, Barcellona e chissà quali altri città ci sono nel rullino del suo passato. Quasi sempre con gli stessi amici, quelli dell’asilo che non aveva mollato mai. Era un giovane di altri tempi, di quelli gentili nei modi fare. Ringraziava sempre tutti con un thank you, anzi tenchiù. C’è anche un hastag ora che circola sul web per ricordarlo: #tenchiù.
Da giovanissimo aveva giocato negli Allievi dello Sporting Forte dei Marmi. C’è una vecchia foto di squadra che lo immortala sui campi di calcio. T-shirt bianca, calzoncini corti e anche qui un sorriso. «Era un ragazzo dolcissimo e pieno di energia», lo ricordano dalla società. Poi aveva abbandonato il calcio, continuando però a seguire e tifare la sua squadra del cuore: l’Inter.
Ieri sera era con amici, prima di mettersi in auto per andare chissà dove. Tornare a casa, forse. O in un locale. O da un amico magari, un’amica, un’altra passeggiata sul lungomare. Era solo nella sua Yaris grigia quando la strada sotto di lui è impazzita. E chissà a cosa pensava quando il cielo è crollato, come cantava Guccini nella sua “Canzone per un’amica”, quando lo schianto lo ha ucciso. Alle 12. 40 di notte il cielo dei suoi sogni è crollato sul viale Italico e il cuore ha smesso di battere. Tra diciassette giorni (il 15 giugno) avrebbe compiuto 24 anni. Che adesso non compierà mai.
Ma adesso c’è chi vuole pensare solo, proprio come Guccini, «che ancora vivi» e che «ancora come allora sorridi».
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