Gioco
Sondaggi elettorali fasulli per influenzare il voto
Gli istituti demoscopici Swg e Ipsos smentiscono i dati fatti circolare in città. Nessun rilievo è stato svolto né commissionato nel comune di Pietrasanta
PIETRASANTA. Tu chiamale se vuoi “bufale”. O balle. O ancora furbate studiate ad arte. Di cosa stiamo parlando? Dei sondaggi in vista delle elezioni amministrative del 10 giugno i cui esiti volano, da qualche settimana a questa parte, di telefonino in telefonino. Esiti fasulli, è bene essere subito chiari, di sondaggi altrettanto fasulli perché mai commissionati, mai eseguiti e di conseguenza mai consegnati a chicchessia. Gli “untori” della catena social virale che hanno innescato il tutto nessuno li conosce con certezza: si addita, si sospetta di questo o di quello, ma tutto finisce lì. Sappiamo però che per rendere i vari numeri più veritieri hanno pensato, evidentemente male, di citare come firmatari degli stessi sondaggi due note società demoscopiche, Swg e Ipsos. Nella giornata di ieri le abbiamo contattate e da entrambe la risposta è arrivata immediata e univoca: nessun sondaggio è stato fatto né commissionato in vista delle amministrative di Pietrasanta.
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E allora di cosa hanno parlato fino ad oggi, fra sussurri e ammiccamenti, tanti pietrasantini? Del nulla o, forse, di qualcosa appunto creato ad arte per fare discutere o magari orientare qualche voto. Sembra, in realtà, che la diffusione del sondaggio farlocco non sia un’esclusiva di Pietrasanta: bene a sapersi, ma non è consolatorio. «Per quanto ci riguarda ci stiamo occupando solo di indagini statistiche, in particolare, in questo momento, sui giornali e le tv. Niente rilevazioni elettorali, di alcun tipo» tagliano corto dalla Ipsos.
Dello stesso tenore il messaggio di Swg. «Non abbiamo fatto né sono in programma sondaggi pre-elettorali sul comune di Pietrasanta. Sappiamo che, soprattutto nei comuni piccoli, il nostro nome viene utilizzato per far circolare dati farlocchi. Non possiamo farci niente».
Prosit e tanti saluti agli untori di sopra anche se il fastidio per l’utilizzo improprio dei nomi delle società è palese. Che poi parliamo di sondaggi i cui esiti raccontano tutto e il suo contrario e che insomma qualche dubbio avrebbero dovuto lasciarlo in scia a chi li ha letti. Ad esempio c’è un candidato sindaco che in un sondaggio si attesta intorno al 3% e nell’altro fra il 20 e il 22%: una forbice da brivido. C’è poi il candidato che che prima si issa intorno al 43% e subito dopo sprofonda fino al 19% e quello che da un mortificante 24% si impenna felice fino al 38%. I nomi? Niente nomi, stiamo parlando di bufale e non di cose serie anche se a forza di sparare tutta questa girandola di percentuali qualcosa, alla fine, potrebbe anche rivelarsi azzeccato. Chissà.
Ad accomunare i messaggini in questione, c’è poi, la stessa premessa: «Documento riservato, non diffondere». Come a dire che anche nel raccontare le bufale, alla fine, bisogna provare ad essere sobriamente confidenziali e minimamente credibili.
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