Gioco
Arrivano i giganti e la pesca tradizionale rischia la crisi
Sono le barche della “Milù pesca” con le reti gemelle impiegate in Adriatico e licenza a 40 miglia dalla costa
VIAREGGIO. Grande e grossa ha fatto la sua comparsa sulla banchina Natino della Darsena viareggina e la marineria locale, quella del peschereccio tradizionale che è uno dei simboli della città, ha capito che si trattava di un cambiamento epocale. La “Vincenzo Milù”, della “Milù Pescherecci” (Miluccio Francesco & C) , ha scelto come porto base Viareggio da fine agosto 2017, proveniente da Augusta (Sicilia). E da fine 2017 è regolarmente iscritta nei registri della Capitaneria di porto di Viareggio. Si tratta di una barca di grandi dimensioni, attrezzata per la pesca cosiddetta con “rete gemella”. Un sistema che viene adottato per la pesca in Adriatico dove - spiega Silvia Gambaccini, biologa marina oggi al lavoro per LegaCoop alimentare Toscana - «c’è un regolamento per cui questo tipo di imbarcazioni esce solo tre giorni la settimana». Attenzione, però, sottolinea Gambaccini: «Le barche della Milù lavorano in maniera legale. Il problema non è loro. È che Mar Tirreno e Mar Ligure, che è quello viareggino, non hanno ancora affrontato il tema di una regolamentazione della pesca a “reti gemelle” che fino a poco tempo fa nelle nostre acque non era presente».
Le associazioni dei pescatori hanno scritto una lettere alla Regione per sollecitare una regolamentazione e, nel mese di marzo, si è tenuto un tavolo tecnico a Firenze proprio per parlare anche di questo tipo di attrezzo. Alla riunione ha partecipato anche la Capitaneria di Livorno.
Lo scopo del lavoro avviato è quello di monitorare il più possibile (come già in passato con vari studi commissionati dal Mipaf in Adriatico) l’impatto di tale tipo di pesca sul fondale marino e sullo stock ittico del Mar Tirreno. Monitoraggio che avviene anche attraverso i dati in possesso all’Autorità marittima, ovvero le comunicazioni obbligatorie che le barche da pesca più grosse - sopra i 15 metri - devono fare alle Capitanerie locali dopo ogni battuta di pesca, relativamente a quantità e la tipologia del pescato. Così da arrivare a valutare, a livello regionale, se limitare ulteriormente e/o vietare questo tipo di pesca.
Dal canto suo la Capitaneria di Viareggio, a fine 2017, ha emesso un’ordinanza (la numero 228) dal titolo “Modalità di esecuzione del fermo settimanale da parte di unità da pesca che utilizzino l’attrezzo denominato reti gemelle”. Nella quale si stabilisce che «il comandante od armatore di unità da pesca iscritta nell’elenco delle unità autorizzate all’uso contemporaneo di due reti a strascico a divergenti presenta comunicazione scritta con la quale, per la settimana in corso, dichiara che effettuerà il giorno successivo il fermo aggiuntivo alle giornate previste da usi e consuetudini locali». Che vedono i pescherecci fermi il sabato e la domenica.
Al telefono dello stabilimento “Milù Pesca” a Livorno (500 metri quadri con 5 celle frigorifere, mentre a Firenze il magazzino operativo è di 1.000 metri quadri e al mercato centrale di Novoli l’azienda ha 4 celle) la signora Silvia risponde che il titolare non è presente e, alle domande del “Tirreno” su ordinanza della Capitaneria e riunione in Regione, aggiunge: «Mi parla di fatti di cui non siamo a conoscenza».
A parlare è ancora Gambaccini: «Da un punto di vista legale non c’è niente da rimarcare. Ci vorrebbe uno studio per valutare lo sforzo che questo tipo di pesca impone al mare ed eventualmente arrivare a prendere provvedimenti. Una regolamentazione è più che mai essenziale, in un periodo in cui l’Unione europea chiede alla pesca Piani di gestione, la diminuzione della sforzo da pesca e regolamentazioni ancora più stringenti».
I pescatori viareggino raccontano che “Milù Pesca” ha pronta una nuova barca ed ha acquistato alcuni pescherecci dalla marineria locale, i cui equipaggi sono passati a lavorare sulla barca grande. Che ha equipaggi da 5 persone, contro le 3 dei pescherecci tradizionali, e licenza a 40 miglia invece delle 20 della piccola marineria locale. La stima è che una delle barche “Milù Pesca” possa portare a terra pesce per dieci volte più di un peschereccio tradizionale.
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