Il Tirreno

Versilia

Senza tassa di soggiorno quasi 2 milioni in meno

Senza tassa di soggiorno quasi 2 milioni in meno

La misura prevista nell’accordo M5S-Lega farà calare le entrate

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VIAREGGIO. Se il nuovo Governo gialloverde andasse in porto, in Versilia arriverebbero due milioni di euro in meno. L’attenzione sul “contratto per il governo del cambiamento” tra Lega e Movimento Cinque Stelle è ovviamente al centro del dibattito pubblico degli ultimi giorni: a far sobbalzare sulla sedia gli amministratori locali però è la proposta, ancora lontana dall’essere realtà, di eliminare completamente la tassa di soggiorno. Introdotta con la Legge sul Federalismo fiscale del 2011, l’imposta è in pratica un tributo a carattere locale applicata a carico delle persone che alloggiano nelle strutture ricettive di territori classificati come località turistica o città d'arte. Per dare un’idea generale, la tassa di soggiorno vale per il Comune di Milano 35 milioni di euro all’anno. La tassa, sebbene venga versata dal cliente che prende in affitto la camera, dovrà però essere versata dall’affittuario al Comune.

In Versilia invece si parla, come detto di quasi due milioni di euro. Sono infatti solo due, dei sette Comuni dell’area versiliese, a prevedere questo tipo di tassa: Viareggio e Pietrasanta. Con regole e classificazioni diverse. Camaiore ogni volta che ha dovuto redigere il bilancio ha sempre chiarito la posizione di non voler introdurre questa tassa e a Forte dei Marmi, malgrado più volte sia stata paventata la possibilità, non si è mai realizzata in concreto.

Ma a quanto ammontano le entrate per i singoli Comuni?

Il municipio di Viareggio ha incassato 875.000 euro dall’imposta in tutto il 2017, 1.450.000 euro nel 2016 e 1.454.000 euro nel 2015. La differenza tra il 2016 e il 2017 è dovuta all’esclusione dei minorenni dall’obbligo di pagamento. Previsionalmente però l’amministrazione Del Ghingaro ha messo in conto di ricevere per l’anno in corso 1.300.000 euro.

Tanto per capire la portata della tassa: si parla, in alta stagione, di 5 euro per le strutture a cinque stelle, 3 euro per i quattro stelle, 2 euro per i tre stelle, 1 euro per gli alberghi a una o due stelle, tre euro per le residenze turistiche, 80 centesimi per i campeggi, 2 euro per gli agritursimi e due euro per le case per ferie.

Per Pietrasanta il discorso è più ridotto sul piano numerico, ma non di meno importanza per il bilancio totale dell’amministrazione. La cifra si aggira, all’incirca, intorno ai 500mila euro all’anno. Sono esattamente 508.002 euro nel 2017, 501.000 nel 2016 e sulla stessa cifra si attesta l’entrata anche per il 2015.

L’imposta è così ripartita nella piccola Atene: 4 euro per i cinque stelle, 3 euro per i quattro stelle, 1,5 euro per i tre stelle, 1 euro per i due stelle, 1,5 per tutte le altre strutture. A Pietrasanta i minori di 12 anni non pagano e l’imposta viene applicata dal 1 giugno al 30 settembre per un massimo di sette pernottamenti.

Siamo arrivati alla fine dell’undicesima settimana decisiva per la formazione del Governo. Se il programma dovesse essere messo in atto, le perdite per le casse comunali sarebbero considerevoli.

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