Il Tirreno

Versilia

L’omaggio di Viareggio a Possenti

di ADOLFO LIPPI
L’omaggio di Viareggio a Possenti

La produzione dell’artista lucchese esposta alla Gamc fino a novembre

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Se Antonio Possenti, artista in Lucca, fosse stato un narratore avrebbe raccontato, affabulando, storie mirabolanti e pittoresche alla maniera di Esopo e del barbiere fiorentino Burchiello. Giocoso, allusivo, surrealelo avresti ascoltato per ore senza annoiarti mai. Tanto la sua fantasia sprigionava vicende, personaggi, cabale, tratte da favole o sogni. Invece Antonio Possenti era e fu pittore (è morto solo due anni fa) e sottraendosi al lambicchi delle parola, raccontò con immagini, pitturando, creando un uni verso di bestie, alberi, conchiglie, erbe, pinocchi, uomini, maschere, che da domani, alla Gamc di palazzo delle Muse a Viareggio, vengono riportati in mostra (dopo tante esposizioni celebrate), come un avvenimento pubblico, un rito, che la città gli deve essendo stato, Possenti insegnante per molti anni l’istituto Tecnico “Carlo Piaggia”, professore emerito, si direbbe oggi, una materia, il diritto, che poco c’entrava con l’arte figurativa. Poi vero ed unico mestiere del noto maestro lucchese.

Antonio Possenti era lucchese, pisano, viareggino. Nacque a Lucca nel 1933, figlio di un noto preside e di un’insegnante. Ma suo nonno, Augusto Mancini era stato rettore dell’Università a Pisa, un barone espertissimo di cultura greca ed uomo di ampio ingegno. Sicché in casa, tra Lucca e Pisa, si respirò sempre un’atmosfera fatta di visioni e marcate ambizioni.

Antonio, da ragazzo, pur frequentando il classico (eppoi laureandosi in legge), si mise da subito a disegnare con particolare attrazione alla figura, ma non al ritratto o alla struttura e composizione del corpo, dei corpi, bensì allo “stare” delle figure, da lui trasformate e manipolate, nel gran teatro della vita. Alla maniera di Chagali (visto nel’58 a Venezia) ma che di Dino Buzzati, il miglior narratore italiano dell’effimero e dell’onirico (richiama Borges).

Ora a Lucca la pittura, a partire dal tardo Ottocento, voleva soprattutto dire Accademia. Vi si era rifugiato un napoletano di talento, Alceste Campriani, cha sparigliando tra Firenze dei macchiaioli e Parigi del postimpressionismo, aveva trovato a Lucca un mileu a lui adatto di conservatori figurativi. E lui, assieme ad Alfredo Meschi, paesaggista raffinato, Gennaro Villani, insegnante di figura all’Istituto d’arte lucchese, Alberto Magri, malinconico costruttore di scene pascolane, dominarono la scena di Lucca e provincia. Da dove giungevano, più sperimentatori senz’altro, anche versiliesi quali Lorenzo Viani, Moses Levy, Arturo Dazzi, Giuseppe Vinier. Tutti però sulla scia di una forte tradizione che significava pitture composte, colorate, naturalistiche; come si eran sempre fatte nella provincia toscana.

Possenti mutò prospettiva. Si allontanò, fin dai primi lavori, dal rispecchiamento delle cose (la veduta, lo scorcio, la panoramica) e, facendo sua la lezione di Magritte e Dalì, inventò ciò che vedeva, cominciò a mettere dentro i quadri, ora in modo confuso ora in maniera simbolica (quasi a rebus), presenze suggestive, cani, gufi, barche, uccelli blu, rinoceronti fate, elfi, con colori e disegni garbati, accattivanti, e parecchi significati alchemici a lui venuti dalla consultazione di rari libri cinquecenteschi, bestiari rarissimi e abbecedari magici.

Per chi ebbe la fortuna di visitare il suo studio, in piazza anfiteatro a Lucca, resta vivo il ricordo di uno spazio da mago Merlino. Egli, aiutato da quel rustico e fine predatore di cose che Giovannone Raffaelli (ch’egli artista talentuoso), collezionava ed ammucchiava i più disparati riporti, dai crani–teschi di bestie a conchiglioni marini a stampe seicentesche a piante secche; e tutto poi lo riportava in pittura aggiungendovi creature fantastiche, chimere, sirene, lucertoloni bipedi.

Viste le sue capacità istrioniche, due lumi della cultura lucchese importati a Roma, Mario Pannunzio (direttore de “Il Mondo”) ed Arrigo Benedetti (direttore de “L’Espresso), lo vollero poi disegnatore di vignette nei loro giornali. Egli assunse la cattedra ch’era stata di Mino Maccari. E l’esperienza avvicinò non poco Possenti alla cronaca letteraria. Si impossessò quindi di tanta letteratura. Fu illustratore di Proust ma anche di Collodi di Dostoewskijn e Kafka. Mirabili furono poi i suoi quadri sulle opere liriche di Giacomo Puccini, un omaggio all’immenso Maestro concittadino che ispirava a Possenti, specie per “Turandot” e’Butterfly” esotismi sfrenati e languori magmatici.

La mostra che si inaugura oggi sabato alle 19 è curata da Alessandra Belluomini Pucci, conoscitrice profonda dell’arte viareggina e lucchese (dirige la Gamc ed è fortemente voluta dall’assessore alla cultura Sandra Mei che ci ha regalato quest’anno eventi artistici particolarmente sapidi e stimolanti.



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