Il Tirreno

Versilia

La nautica vola all’estero ma cresce anche in Italia

di Donatella Francesconi
La nautica vola all’estero ma cresce anche in Italia

Presentato il rapporto elaborato dalla Deloitte sui dati del mercato Ora la sfida è ampliare il bacino della clientela conquistando il mondo 

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VIAREGGIO. La nautica vola - così i dati del Market Monitor Deloitte per Nautica Italiana - e la produzione industriale del settore si attesta, per il 2017, al più 14% (2,3 miliardi di euro) «a fronte di una crescita della produzione industriale italiana nel suo complesso che nell’anno si è fermata al 3%». Crescita confermata anche per il 2018, come ha spiegato Tommaso Nastasi (partner del Business Advisory & Value Creation Service di Deloitte FA Italy): «La cantieristica italiana rileva una crescita del 9% circa nel primo trimestre del 2018» con un’attesa complessiva sull’anno «pari al più 12-15%».

Si può dire di aver dunque “svoltato” dalla grande crisi? In termini numerici la ripresa si tocca con mano, ma il Versilia Yachting Rendez-Vouz alle sua seconda edizione, anche nell’analisi dei dati pone al centro del confronto nel settore due elementi centrali: da un lato l’esigenza di convincere il mercato interno, e dall’altra quella della «principale sfida per gli operatori nautici italiani», per dirla ancora con le parole di Nastasi: «Quella di ampliare il bacino geografico della clientela finale».

Non sarà un caso se al termine della presentazione dei dati Deloitte, si sono ascoltate le parole di Chen Yuntao, vice presidente del Gruppo Visun, direttamente dalla Cina: «Dal punto di vista del mercato cinese sarebbe importante avere un approfondimento sul nostro mercato per presentare un rapporto analogo al nostro salone». Che è l’Hainan Rendez-vous, considerato il più grande salone di yacht di lusso in Cina e una delle fiere più rappresentative per le industrie internazionali di marchi di lusso.

Se è vero - sono i dati presentati ieri - che gran parte dell’export dei cantieri italiani è assorbito dai paesi dell’Europa occidentale (38,3%) seguiti da Nord America (18,3%) e Sud America (22,3%), lo è altrettanto il fatto che China e Hong Kong (unitamente) «rappresentano i principali mercati nell’area, nonché il settimo Paese al mondo per export nautico italiano».

E se la nautica italiana vuole crescere - così è emerso dal confronto di ieri - «ci sono tanti Paesi che possono rappresentare un’opportunità»: dall’area latino-americana (che già assorbe un 22,3% di export) , a quella - appunto - detta “Apac” (Asia Pacific).

Qualcosa di positivo si muove anche sullo scenario del mercato interno: la domanda - è il dato del Market Monitor Deloitte - dimostra segnali di ripresa con un incremento del 36%. «Di grande importanza per il mercato risulta l’incremento della domanda interna che raggiunge il livello più alto dal 2012», ha sottolineato Luca Petroni, presidente di Deloitte.

Numeri che devono far riflettere non solo in termini di produzione, come ha sottolineato Marco Cappeddu, direttore di Nautica Italiana che ha il pregio di parlare di economia rendendola fruibile a tutti: «In Italia abbiamo i leader mondiali della produzione over 40 metri, ma non abbiamo strutture portuali turistiche che possano accogliere queste imbarcazioni. Le quali, anche in città importanti, sono costrette ad attraccare in porto commerciali ». Eppure «lo sviluppo della portualità dovrebbe essere un asset portante della nostra economia». Anche di questo si parla oggi, nell’iniziativa promossa da Nautica Italiana oggi alla 15,30 nella sala Udina: tavola rotonda legislativa dal titolo “La nautica italiana riparte: Marine e territori a confronto”. Sara presente l’assessore regionale alle attività produttive Stefano Ciuoffo.

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