Toscana
Ecco come deve essere il porto del futuro
Gli operatori e gli imprenditori chiedono una viabilità migliore per i cantieri Essenziale anche un’entrata profonda cinque metri e più spazi per le barche
VIAREGGIO. «La priorità per il porto è il porto stesso», lo ha detto chiaramente Giovanni Calvelli, comandante della Capitaneria all’incontro sulla Nautica organizzato del Tirreno al Navigo Garden. Cambiamenti che possono fare la differenza per cogliere il risveglio del settore. Se da un lato quindi gli operatori e chi vive professionalmente Darsena e porto sono l’eccellenza della Nautica mondiale, dall’altro però le infrastrutture non sono adeguate per le esigenze che le produzioni e la cantieristica impongono. E non è una novità che vengano riscontrate delle macro-criticità, che da anni sono le stesse, dovute proprio alla struttura di tutta l’area. Ma esistono tre punti, tre priorità, su cui tutte le opinioni di tutti convergono: si chiamano viabilità, spazi e un pescaggio di almeno cinque metri.
«Va ridefinito tutto il porto per accogliere barche più grandi - dice Pietro Angelini di Navigo - il Prp è in corso e abbiamo fatto le nostre 63 pagine valutazioni: il porto deve seguire le logiche dell’economia. Con questo non dico che bisogna escludere le barche più piccole, ma è necessario che vengano riposizionate in zone meno tattiche nell’ottica di scala».
Il piano regolatore del porto infatti ancora non c’è, è in studio, e le novità devono ancora essere definite e presentate. Ma gli spazi saranno importanti. Questo significa per Vincenzo Poerio, presidente del Distretto della Nautica e della Portualità Toscana, anche un porto turistico: «Quando i clienti vengono per il cantiere devono trovare servizi adeguati in banchina in modo da mantenere non solo le barche ai lavori ma anche quelle per le attività collaterali di ogni genere».
Sulla stessa linea anche Paolo Vitelli, fondatore del gruppo Azimut Benetti: «Una delle priorità è realizzare un porto turistico moderno e in linea con gli standard internazionali, integrato con questa bellissima città e con un pescaggio all'imboccatura adatto ad accogliere anche i superyacht». Opinione condivisa da Lamberto Tacoli, presidente e amministratore delegato di Perini Navi: «Mi piacerebbe che via Coppino, cuore pulsante della cantieristica viareggina, fosse sempre effervescente ed ordinata come la vediamo nei giorni del Rendez-Vous, che fosse viva tutto l’anno e non solo durante le fiere. E magari anche riservata ad auto elettriche. Mi piacerebbe che le imbarcazioni che arrivano in porto avessero la possibilità di godere di spazi adeguati e servizi efficienti che contribuiscano a creare valore».
Il porto però ha dei limiti fisici, oltre i quali è difficile andare: il pescaggio, per esempio, non potrà mai andare oltre i cinque metri e cinquanta. Sarebbe già un risultato però che l’infrastruttura del futuro non avesse più problema del dragaggio e riuscisse a mantenere i cinque metri di profondità 12 mesi all’anno. Massimo Perotti dei cantieri San Lorenzo lo ha visto come un problema essenziale: «Nel corso degli ultimi anni - spiega - abbiamo disinvestito da Viareggio trasferendo le barche grandi nel nostro sito produttivo di La Spezia. Il vincolo di pescaggio all’imboccatura del porto crea chiaramente dei problemi a coloro che lavorano su grandi barche. È una criticità che va assolutamente risolta»
E poi l’asse, una viabilità importante e divisiva. L’opera viene definita essenziale da tutti gli operatori della cantieristica: «Con la Nautica che sta crescendo e che è tornata ai numeri pre-crisi - spiega Andrea Giannecchini di Cna - il livello di traffico si è innalzato. Questo significa non solo la necessità di una viabilità sostenibile ma anche un migliore accesso alla zona di stazionamento yacht. Inoltre i cantieri devono avere la possibilità di movimentare barche, merci e forniture in maniera più spedita».
Tutte idee per un porto del futuro che potrebbero diventare reali e non rimanere semplici sogni ad occhi aperti.
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