Il Tirreno

Versilia

I mercati stanno sparendo

di Matteo Tuccini
I mercati stanno sparendo

Già persi centinaia di banchi. Gli ambulanti: «Crisi e Bolkestein ci uccidono»

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VIAREGGIO. Li abbiamo sempre visti sottocasa, a due passi dal bar dove andavamo a fare colazione. Banchi pieni di calzini e magliette a basso costo. Oppure ricchi di profumi importanti, come quello del pollo arrosto, della porchetta e del pecorino sardo, chissà perché sempre presente. I mercati ambulanti hanno accompagnato le nostre vite: ma nel giro di pochi anni questo commercio così spontaneo, che potremmo definire uno dei mestieri più antichi del mondo se il paragone con un altro non fosse insolente, potrebbe sparire. Di sicuro stanno scomparendo i mercati settimanali, quelli che una volta costituivano un appuntamento fisso per tantissime persone, anche da fuori Versilia. Ma che oggi si stanno svuotando. Di clienti, ma pure di venditori.

Sono il 10%, secondo una stima ritenuta credibile anche da Valentina Cesaretti (storica referente della categoria per Confesercenti), quelli che nel giro di pochi anni hanno mollato il posto. Significa centinaia di spazi vuoti, tenuto conto che in Versilia le licenze sono circa 3.000. A lanciare un vero Sos in questo senso è Fernando Pampaloni, ambulante viareggino molto conosciuto, titolare di cinque banchi di cui tre a Viareggio, uno a Lido e uno a Forte dei Marmi. «Abbiamo perso dal 10 al 20% dei venditori negli ultimi tempi» afferma Pampaloni. Che ha 68 anni, ma è ancora sul pezzo: mercoledì ha fotografato il desolante vuoto nel cuore del mercato della Migliarina, uno dei punti di riferimento storici della vendita ambulante a Viareggio. «Ma anche al Marco Polo (quello di ieri mattina, ndr), il quadro era desolante – dice Pampaloni – In generale soffrono tutti, persino la Passeggiata». A confermarlo è Giorgio Vannozzi, che si piazza ogni giovedì all’altezza del negozio di Patrizia Pepe: «Rispetto a cinque anni fa – dice Vannozzi, che è rappresentante locale del sindacato Assidea – gli incassi sono crollati. Anche del 30-40%». Incassi che calano pure a Forte dei Marmi, dove il mercatino è tra i pochi a resistere meglio di altri. «Diciamo che una volta si portavano a casa 300-400 euro al giorno – afferma Marco Francesconi, storico ambulante di Forte ed esponente del sindacato Fivag Cisl – mentre ora siamo sui 100-200 euro giornalieri. Forte resiste, ma anche qui la crisi si sente».

Quali sono i motivi di questo declino? «Il commercio è in difficoltà in tutte le sue forme, gli ambulanti non fanno eccezione – dice Pampaloni – ormai l’abbigliamento a basso prezzo, che era uno dei punti forti dell’offerta, si trova su Internet. E anche molti negozi stabili ci fanno concorrenza, con prezzi sempre più ridotti». A fronte di questo – dice Francesconi – «siamo tartassati: tra 1.000 euro all’anno di suolo pubblico e altri 1.000 di spazzatura, il conto sale». Mentre per alcuni ambulanti il problema diventa il versamento dei propri contributi all’Inps: quattro rate ogni anno da 800 euro l’una. «Per chi le salta – spiegano sia Pampaloni che Cesaretti – può scattare la revoca del posto al mercato, perché a quel punto non si può esibire il Documento di regolarità contributiva (Durc)». Ma una delle spine nel fianco più dolorose è la direttiva Bolkestein. Le licenze scadranno nel 2020 e dovranno andare a gara pubblica, come i bagni. «È un elemento di incertezza – afferma Cesaretti – che penalizza chi vorrebbe restare nel settore e non vede un futuro. Non deve mancare, però, un po’ di autocritica: i mercati ambulanti hanno bisogno di rinnovarsi».

@matteotuccini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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