Il Tirreno

Versilia

I diritti camerali aumentano del 20%

di Gianni Parrini
I diritti camerali aumentano del 20%

Arrivato l’ok del ministero: in media il rincaro è di 100 euro

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LUCCA. Camera di commercio, scattano i rincari: l’iscrizione costerà il 20% in più dell’anno passato (in media l’aumento sarà di 100 euro ad azienda). La misura porterà nelle casse dell’ente di corte Campana circa 600mila euro in più, che saranno utilizzati per progetti di valorizzazione del patrimonio, di digitalizzazione delle imprese e di interscambio scuola-lavoro.

L’ok del Mise. Nei giorni scorsi il ministero dello Sviluppo economico ha dato il placet alla richiesta avanzata da alcune Camere di commercio di aumentare del 20% la quota di iscrizione annuale per finanziare programmi specifici rivolti allo sviluppo economico e all’organizzazione di servizi alle imprese. I progetti presentati dalla Camera di commercio di Lucca hanno ottenuto il via libera: i rincari riguardano il 2018 e le aziende hanno tempo fino ad agosto.

Sulla storia recente dei diritti camerali occorre fare un breve riassunto. Per dare un segnale di attenzione alle imprese vessate dalla crisi economica, nel 2014 il governo emanò una norma che prevedeva riduzioni scaglionate nel triennio degli importi per l’iscrizione delle aziende alle Camere di commercio di tutta Italia. Nel 2015 la riduzione fu del 35%, nel 2016 del 40% nel 2017 l’importo venne addirittura dimezzato rispetto a quello iniziale del 2014. Un duro colpo per le casse degli enti camerali a cui però si concedeva la possibilità di varare aumenti nell’ordine del 20%. «Si ma questa possibilità – spiega il presidente Giorgio Bartoli – che all’inizia era del tutto libera, nel corso del tempo è stata sempre più vincolata a progetti specifici sui cui il ministero doveva dare il placet. Tant’è che lo scorso anno, pur una serie di problematiche, non abbiamo sfruttato questa possibilità. Quest’anno, invece, siamo riusciti ad ottenere l’ok del dicastero. Le imprese pagano di più? Sì, in media l’aumento è di circa 100 euro, ma ci tengo a sottolineare che i 500-600mila euro in più che arriveranno dai nostri 52mila iscritti non serviranno a pagare i costi camerali ma verranno reinvestiti sul territorio e in progetti di sostegno alle imprese». Quest’anno, pertanto, le aziende che hanno un fatturato sotto i 100.000 euro pagano una quota fissa di 120 euro anziché di 100, mentre per gli scaglioni successivi è prevista un’aliquota regressiva, cioè più bassa man mano che il fatturato sale: da 0,015% a 0,001% per fatturati superiori ai cinquanta milioni di euro. In ogni caso, il massimo che un’azienda dovrà pagare è fissato a 22.000 euro (l’anno scorso era 20.000). Gli aumenti valgono anche per le quote fisse delle ditte individuali.

«Sono tre i progetti che abbiamo presentato e che ci permettono di attivare questi rincari – spiega Bartoli –. Il primo riguarda il “Punto Impresa digitale”: si tratta di un progetto che punta a fornire alle imprese, soprattutto quelle piccole, l’assistenza necessaria per scoprire i possibili benefici offerti dalle nuove soluzioni tecnologiche. Ci saranno dei fondi messi a disposizione di chi, ad esempio, vuole implementare nuovi sistemi gestionali o cose di questo tipo. Il tutto passerà attraverso bandi della Regione. Il secondo progetto riguarda l’alternanza scuola-lavoro e il terzo la valorizzazione del patrimonio culturale e la promozione del turismo. Lo svolgeremo in collaborazione con le associazioni e l’obiettivo primario è quello di valorizzare i centri commerciali naturali dei piccoli borghi».

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