Il Tirreno

Versilia

I colori e i volti di Viareggio nei dipinti di Fornaciari

di ADOLFO LIPPI
I colori e i volti di Viareggio nei dipinti di Fornaciari

A Villa Paolina si inaugura la personale del pittore-architetto di via della Foce Nelle sue tele immagini di donne e angoli di una città che non c’è più

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Questa mattina alle ore 11 si apre a Villa Paolina un’interessante mostra di Angelo Dionigi Fornaciari che andrà avanti fino al 3 giugno. Architetto, pittore, scenografo, Fornaciari è una presenza continua in ognidove nella cultura viareggina, dal Carnevale al Premio letterario Viareggio. A parte i suoi numerosi lavori di professionista, Fornaciari ha dipinto scene per le Feste della Canzonetta, ha partecipato ai carnevali, ha dato voce a parecchie istanze di novità nelle istituzioni pubbliche cittadine.

Come pittore ha anche insegnato a dipingere a molti allievi. La sua mostra, con opere recenti e recentissime, è raccontata in catalogo dal critico d’arte Claudia Baldi e dal giornalista Claudio Vecoli.

Scrive, tra l’altro, la Baldi: «Il processo creativo, come afferma lo stesso autore, è una battaglia, una sofferta ma entusiasmante lotta che consente all’idea di materializzarsi attraverso il colore che quasi scolpisce la fisionomia attraverso un gesto pittorico ritmico, rapido, deciso».

Scrive Vecoli: «Fornaciari è anche profondamente innamorato della sua Viareggio: quella più autentica, genuina che nasce e si sviluppa fra la Torre Matilde e via della Foce, tra la Santissima Annunziata e il canale Burlamacca, regalando ancora oggi scorci di bellezza fulgida».

La mostra serve allora a capire anche lo stato di fatto della pittura e dell’arte in generale a Viareggio.

Dopo la grande lezione di Lorenzo Viani, estranei ma presenti artisti quali Moses Levy e Galileo Chini e Oreste Paltrinieri, i pittori d’una seconda generazione da Catarsini a Sargentini a Di Prete a Giorgio Michetti (che ha ormai superato brillantemente i 105 anni) furono (e sono) tutti figurativi e pittori di una Viareggio naturalista. (Poi però Di Prete divenne in Brasile astratto).

Seguendo la lezione, sia Mario Marcucci che Renato Santini, emersi dopo la guerra, cercarono altre vie che furono per Marcucci il distacco poetico dalla figura recuperata per bravi cenni e rara materia e per Santini un realismo assai materico su disegni talentuosi ed aspri che rammentano Renato Guttuso) e colori severi, terre bruciate e marroni e neri nettissimi. Dopo, ancora, vennero Fausto Maria Liberatore (al quale hanno dedicato ultimamente mostre importanti a Viareggio, Massa, Lucca) , un evocatore di figure tra il liberty e il “demi-monde”, Serafino Beconi (memorabile autore di quadri sull’eccidio di Sant’Anna), Aldo Ordavo (decantatore del naif), un colorista bravissimo quale Dino La Bianca; eppoi Mario Francesconi che dipartendosi dalla lezione di Marcucci visitò le correnti d’avanguardia con astuzia e metodo, dal new-dada alla pop, dall’espressionismo astratto al libro d’autore.

In questo tempo, siamo negli anni ‘60, emersero Ernesto Altemura, Loriano Geri, Marco Dolfi, tutti pittori attratti alla tradizione e alla scuola viareggina e versiliese. Che vuol dire capacità descrittive e rispetto della figura. A scapito dei colori avventurosi e fauves.

Si distinsero seminai, per la presenza in città, al “Caffè Casablanca”, di Gianfranco Ferroni (grafico di fama internazionale), artisti aderenti alla “nuova figirazione” che emigrarono poi a Milano : Martinelli, Sandro Luporini, Mannocci e fondarono la “metacosa” alla quale aderì anche Giuseppe Biagi.

Sul versante dell’astratto, delle correnti d’avanguardia , si ebbero e si hanno, poi, Coppola, David Parra, il gruppo Bau, Carlo Battisti impegnati nel la ricerca di tematiche concettuali e oggettistiche e comportamentali. Così come Lorenzo D’Andrea che è anche energico scultore. A parte, opera e lavora, con serietà e coscienza civile, Giorgio Di Giorgio, un’impressionista drammaticamente richiamante Goya e Daumie (nei ritratti).

Ecco, Fornaciari penetra in questa ricca situazione in punta di piedi. Lavorando con pazienza e passione comincia con il realismo magico e si interessa alle nature morte di Jean-Baptiste-Siméon Chardin e Giorgio Morandi. Appassionato osservatore di una Viareggio che non c’è più, esplora darsene e scorci di città abbandonati. Intanto però non dimentica il colore e attraverso colori accesi, ben accostati, evocativi, fa brillare le tele distaccandosi dalla tenebrosa malinconia di altri viareggini e dal decadentismo di Egisto Malfatti (che gli fu cara maestro). A ciò gli serve la lezione di Amedeo Modigliani e dei Ghiglia.

Fornaciari, in questa mostra a palazzo Paolina, segue la grande esposizione di Giovanni Lazzarini (uno degli intellettuali emersi dalla costruzione dei carri), che è stata visitatissima ed ha rappresentato un vero evento. A differenza di Lazzarini, Fornaciari lascia la rappresentazione del popolo minuto e narra donne dolcissime, introverse, “Butterfly” di caratterizzazione pucciniana. Con tante ben dosate colorature che riescono a vivacizzare la scena viareggina troppo obsoleta e troppo autoreferenziale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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