Gioco
Filmata durante lo stupro, condannati ma restano liberi
Sei anni e quattro anni di carcere inflitti a due giovani per la notte da Arancia Meccanica in via Bottego a Viareggio. Confermato il divieto di avvicinarsi alla donna. Loro negano e sostengono che fosse consenziente
VIAREGGIO. «Mi hanno filmata col cellulare mentre mi violentavano». Una notte da incubo, quella avvenuta l’estate scorsa in via Bottego, secondo la testimonianza della trentenne che ne sarebbe stata vittima. Alla fine di un incontro all’apparenza normale tra due uomini e due donne, in una serata d’estate iniziata con una bevuta insieme. Ma che sarebbe precipitata, fino ad arrivare a una scena in stile Arancia Meccanica. Per cui ieri mattina, a distanza di dieci mesi dall’arresto, il giudice del tribunale di Lucca Riccardo Nerucci ha condannato i due presunti aguzzini: Rachid Chaoub, 28 anni, e Manar Abdelfattah, 26, entrambi di nazionalità marocchina. Il giudice ha inflitto loro una pena di 6 anni e 4 mesi (Chaoub) e 4 anni (Abdelfattah).
[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.10523164:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2014/12/18/news/la-casa-delle-donne-in-fuga-dalla-violenza-degli-uomini-sbagliati-1.10523164]]
I due, che erano già stati scarcerati in precedenza, restano liberi. Con l’unica misura, già decisa dal tribunale del Riesame, del divieto di avvicinarsi alla donna.
I fatti risalgono all’estate scorsa, per la precisione alla notte tra giovedì 27 e venerdì 28 luglio. La donna, anche lei di nazionalità marocchina, arriva a Viareggio in treno dall’entroterra assieme a un’amica. Si incontra con due connazionali: vanno in spiaggia, per una birra, in piazza Mazzini. Da lì il gruppo si trasferisce in un’abitazione di via Bottego, nel quartiere Migliarina, dietro la stazione.
La serata sembra procedere tranquilla, tra due chiacchiere e qualche bevuta. Poi una delle due donne torna in Passeggiata con uno dei due ragazzi, e lì lo lascia. La situazione, dirà poi, non le piace e decide di tornarsene a casa propria. Ma lei stessa dirà che niente, fino a quel momento, fa immaginare cosa sarebbe accaduto all’amica rimasta. Che sarebbe stata violentata, in particolare da Chaoub, mentre Abdelfattar riprende la scena con il cellulare.
La vittima sarebbe stata anche minacciata con due coltelli da cucina. Poi sarebbe stata riportata alla stazione in stato di choc: lì avrebbe avuto la forza di bloccare uno dei due aggressori e di mettersi a urlare. Attirando l’attenzione di un poliziotto fuori servizio. Finiscono tutti al commissariato, dove la donna fornisce il resoconto di una notte in cui lei è stata la vittima di due lupi.
La polizia perquisisce l’abitazione di via Bottego e coi filmati recuperati, oltre che con la testimonianza della 30enne, ritiene di aver ottenuto le prove sufficienti. I due giovani vengono arrestati. Ancora oggi negano e sostengono che lei fosse consenziente, anche se nel frattempo Chaoub ha risarcito la donna. Fatto sta che il giudice Nerucci – il processo si è svolto con rito abbreviato – non ha dato loro credito e ha inflitto una pena di 6 anni e 4 mesi di carcere a Chaoub e 4 anni ad Abdelfattah. Il pm Piero Capizzoto aveva chiesto 8 anni per il primo e 6 anni per il secondo. L’avvocato Massimo Landi, difensore dei due imputati, valuterà se fare appello dopo aver letto le motivazioni della sentenza.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
