Lutto
Il Consiglio di Stato conferma le 5 stelle del Principe
Ribaltata la sentenza del Tar che dopo il ricorso del President aveva considerato non in linea con la normativa i lavori fatti dall’hotel per trasformarsi in extralusso
FORTE DEI MARMI. In ballo c’erano i lavori con cui il Principe è diventato hotel a cinque stelle extra lusso, dalle tre che aveva. Secondo il Tar (che si era pronunciato lo scorso anno dopo un ricorso presentato dal vicino hotel President, della famiglia del presidente degli albergatori Paolo Corchia), dal momento che durante i lavori era stata demolita una parte di muro, l’intervento rientrava in “nuova costruzione” e in quanto tale doveva attenersi alla nuova normativa. La quale, a sua volta, prevedeva una distanza minima fra gli hotel di dieci metri, quella che non c’è tra l’hotel President e il Principe. Che era un po’come dire che i lavori non erano regolari. Adesso però è arrivata la sentenza del Consiglio di stato che ribalta completamente quella del Tar sostenendo che quei lavori «non rientrano nella nuova costruzione» e che quindi sono regolari.
Finisce così un contenzioso tra hotel di lusso che andava avanti da oltre un anno. La storia risale al 2008, anno in cui la proprietà del Principe chiede di trasformare quel vecchio alberghetto in viale Morin in hotel a cinque stelle. Un intervento da circa 30 milioni di euro, per la realizzazione di 28 camere extra-large e super accessoriate, vetrate, nuovo intonaco, nuova vita per quell’hotel che adesso dà lavoro a 120 persone. Chiede quindi al Comune un permesso di costruire in sanatoria per la ristrutturazione edilizia e «l’adeguamento funzionale»: in sostanza si trattava dell’elevazione dei quattro piani con un altro piano e la creazione di un roof garden (giardino sul tetto) dove prima c’erano coperture a falde inclinate; il tutto mantenendo inalterate le distanze esistenti dal President. Il Comune dà l’okay all’intervento. Succede poi, però, che l’intervento è stato realizzato demolendo una parte di muro più ampia di quella prevista inizialmente, tanto che la società proprietaria (la Azzurro Italia) ha dovuto chiedere una sanatoria per regolarizzare le difformità. E anche la sanatoria è arrivata. Secondo il President (e poi secondo il Tar) non è stato tenuto conto di una normativa entrata in vigore dopo la costruzione dei due hotel. Ossia una legge risalente ormai al 1968 sulla distanza fra «pareti finestrate» di nuove costruzioni. Il Tar accogliendo il ricorso aveva considerato quindi la ristrutturazione dell’Hotel Principe come una nuova costruzione. Tesi invece respinta dal Consiglio di Stato che dà ragione all’hotel a Cinque stelle.
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