Gioco
Sempre più animali selvaggi vicino alle abitazioni
Sono soprattutto i caprioli a scendere a valle, arrivando perfino al mare. L’associazione Vega Soccorso: dobbiamo intervenire tutti i giorni a recuperarli
SERAVEZZA. L’intervento più eclatante è stato quello per liberare un cervo di oltre due quintali rimasto incastrato in una recinzione. Gli animali selvaggi del Parco delle Apuane si stanno avvicinando sempre più alle zone abitate, anche in Versilia. È il capriolo la specie meno intimorita dalla presenza umana. Diverso l’atteggiamento del cinghiale, che però continua a fare danni ad orti, sentieri e ai prati di montagna, nella zona dell’area contigua di Parco.
La Vega Soccorso (un’associazione che si impegna a recuperare, e curare, la fauna selvatica nella provincia di Lucca e Massa Carrara) registra, in questo periodo dell’anno di media una chiamata al giorno per recuperare caprioli. Si spingono fin sul mare, scendendo dagli argini dei fiumi.
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Di recente la Vega Soccorso è intervenuta sulla spiaggia di Marina di Massa, o a Lido di Camaiore nel fiume Camaiore. A Seravezza, invece, da un po’ di tempo c’è un capriolo che va avanti e indietro nel letto del Versilia, nella zona dove i due affluenti si uniscono. Ma un anno fa ne fu recuperato uno proprio nel Vezza. «Riuscimmo a tirarlo fuori dal fiume con un argano legato a delle corde», ricorda Roberta Grossi, che insieme al marito Massimo Pardini gestisce la Vega. L’associazione collabora spesso con i guardaparco del Parco delle Alpi Apuane.
«Chiamano noi – dice Giovanni Speroni, guardaparco responsabile gestione e vigilanza della fauna – non sapendo che come corpo del Parco delle Apuane possiamo intervenire solo nell’area protetta. In effetti la presenza dei caprioli è sempre più vicina ai centri abitati, e quindi molto probabilmente sono in aumento. Al contrario però in zona Parco, in base agli avvistamenti, registriamo più o meno i soliti esemplari».
Anche se sembra una stranezza, la presenza dei caprioli nella piana, in realtà non lo è. «Il loro habitat – prosegue Speroni – è il fondo valle. Stanno in basso. Ad esempio nella Maremma spesso vengono fotografati al mare. Più anomalo dovrebbe essere quando li avvistiamo a Mosceta».
E invece adesso la tendenza si sta invertendo. Sono i primi approcci di convivenza fra uomo e capriolo. Dovrebbe essere più semplice rispetto a quella con i cinghiali, che invece - non essendo la specie autoctona, ma molto più grossi e con caratteristiche diverse – continuano a fare danni.
La presenza dei caprioli è testimoniata proprio dagli interventi della Vega Soccorso. «In questo momento stiamo andando ad Aulla proprio per un capriolo – dice Roberta - in una settimana è la settima chiamata di questo tipo. Essendo primavera vanno in cerca di erba fresca, essendo stato un inverno lungo, e seguono il fiume cercando pascolo più verdi. Così inciampano in quelle che sono le strutture cittadine, che più o meno limitano il bosco».
Questa associazione ha una convenzione con la Regione anche se rischia di saltare insieme ai finanziamenti a causa di un dialogo con Firenze che si è incrinato. «I caprioli non hanno più paura dell’uomo come prima – spiega Roberta – bisogna solo imparare a convivere con loro come loro hanno imparato con noi».
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