Sicurezza
il caso villette alla lagomare
VIAREGGIO. «Nessuno che abbia il codice genetico di questa città può pensare di tagliare con una strada il viale dei Tigli», parola di Giovanni Maffei Cardellini, presidente del Parco di Migliarino...
VIAREGGIO. «Nessuno che abbia il codice genetico di questa città può pensare di tagliare con una strada il viale dei Tigli», parola di Giovanni Maffei Cardellini, presidente del Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli. L’occasione è il convegno organizzato da Italia Nostra a Villa Borbone, bella iniziativa del presidente versiliese dell’associazione, Antonio Dalle Mura, fresco di una lunga e produttiva battaglia contro i tagli dell’estate scorsa nella Macchi Lucchese. «Per me è impensabile tagliare la pineta con una strada», continua il presidente del Parco con riferimento esplicito al progetto di asse di penetrazione, o via delle Darsene come da nome del tratto fin qui esistente, o via del Mare come lo chiama l’amministrazione del sindaco Giorgio Del Ghingaro che si è impegnata a ridare vita al progetto.
Cardellini va fino in fondo, di fronte ad una sala che vede presenti numerosi tecnici e dichiara «Mi pare evidente che non vi siano motivazioni urbanistiche». Ricordando, inoltre, che il Parco «ha già dato una valutazione di incidenza ambientale negativa (per l’incidenza sul Sito di importanza comunitaria, ndr). È già tutto scritto». Nel 2009 dall’Ente allora presieduto da Giancarlo Lunardi. Ma Cardellini non manca di bacchettare anche la città, il clima anti Parco che si respira: «Ferma la realizzazione dell’asse - sono le sue parole - una città che in modo cosciente è contraria. Perché quest’opera non dovrebbe essere neppure all’ordine del giorno di una comunità consapevole del proprio codice genetico».
Tra gli interventi di livello, ieri a Villa Borbone, sicuramente quello dell’architetto Marco Massa, “padre” - insieme ad un gruppo di colleghi - del Regolamento urbanistico dell’amministrazione Marcucci, pronto ma mai arrivato in consiglio comunale. Massa ha ricordato come la soluzione che fu approntata e che sfruttava la viabilità esistente, dalla Fervet all’area portuale attraverso via Petrarca, «risponde a quello che Piano paesaggistico della Regione Toscana e le stesi leggi regionali impongono come valutazione del recupero del patrimonio esistente. Quello che nelle scuole, oggi, molto si insegna». Anche se, ammette l’architetto, «il progetto che sfruttava la viabilità esistente era da completare». Parole, quelle di Massa, che riportano al lavoro fatto sull’assetto futuro della città, oggi decisamente diversa da come era ai tempi del lavoro messo in campo per l’amministrazione Marcucci, ma del quale rimangono alcuni principi fondamentali: «Dal secondo lotto - queste era l’idea - si deve entrare in progetto che prelude al mare». Certo non per devastare.
Regolamento urbanistico in divenire, che l’amministrazione Del Ghingaro ha mutuato - per stessa ammissione del primo cittadino - dall’avvio di procedimento dell’amministrazione del sindaco Leonardo Betti. Ma quell’avvio di procedimento - ha ricordato l’architetto Ivano Leonardi (esponente di Italia Nostra, una vita in Provincia) - «fu soggetto a 50 osservazioni arrivate da tutti gli enti competenti, destinatari del documento inviato dall’amministrazione comunale». Osservazioni delle quali l’attuale amministrazione «dovrà tenere di conto».
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