Sicurezza
La confessione di Bolkestein non ferma le aste
Da Roma: si dovrebbero riscrivere tutte le norme Lardinelli: serve una soluzione, oltre alle parole
VIAREGGIO. Non basteranno le parole, che pure hanno fatto scalpore, dell’ex commissario europeo Frits Bolkestein ad evitare le aste dei bagni. Perché «un intervento su una legge, anche se critico, fatto dalla stessa persona che quella legge l’ha scritta non cambia ciò che è già sulla carta. Così come non cambia le sentenze emesse sulla base di questa e altre norme italiane ed europee». Per evitare che le spiagge vengano riassegnate con gare pubbliche, insomma, «si dovrebbe rimettere mano a tutto. Compresa la sentenza della Corte di giustizia europea del 2016». Come a dire: siamo ai limiti della fantascienza.
Ad affermare questo al Tirreno è un legale che fa parte dell’Avvocatura dello Stato, che chiede di restare anonimo perché tutt’ora impegnato a lavorare a Roma sulla questione Bolkestein. Lui è uno di quelli che si definiscono tecnici. Ma è chiara la sua lettura dell’intervento di Bolkestein alla Camera dei deputati, dove l’85enne politico olandese ha in parte sconfessato la direttiva che porta il suo nome. Soprattutto in termini di effetti sulle spiagge.
«A proposito delle spiagge, Bolkestein ha parlato di concessioni di beni e non di servizi – spiega – per questo motivo la direttiva Servizi, a suo dire, non dovrebbe riguardare le spiagge stesse. In realtà le cose non stanno proprio così. È vero che si tratta di concessioni di beni, ma le spiagge vengono assegnate ai privati, in questo caso i balneari, per svolgere attività di servizio. Si parla, in questo senso, di regime di autorizzazione. Che ha bisogno di un bene pubblico, leggi la spiaggia, per svolgere appunto un’attività: l’affitto di ombrelloni e sdraio, oppure la ristorazione. Non è possibile, e questo non lo dice tanto la direttiva Bolkestein quanto uno dei principi che regolano l’Unione Europea, che un bene pubblico possa essere assegnato a un privato in eterno, senza scadenza temporale».
Detto questo, la direttiva Bolkestein o direttiva Servizi entrata in vigore nel 2006 – prosegue l’avvocato dello Stato – «è nata proprio per disciplinare un settore, quello dei servizi, garantendo la concorrenza e la cosiddetta “libertà di stabilimento”: cioè la possibilità per ogni potenziale interessato, ad esempio un imprenditore, che vive all’interno dell’Unione Europea di accedere anche a quel tipo di bene per svolgere un’attività. La direttiva tutela, insomma, l’interesse di ogni cittadino dell’Ue sul possibile sfruttamento di una risorsa, la spiaggia, che è definita “scarsa”. Queste caratteristiche differenziano la vicenda dei balneari da quella degli ambulanti – prosegue il legale – nNel caso delle licenze per i mercati l’interesse di un qualsiasi soggetto fuori dall’Italia è limitato. Inoltre i posti per i mercati su aree pubbliche potrebbero non essere definiti scarsi, perché sarebbe sufficiente che il Comune ne aprisse altri per disinnescare questo tipo di valutazione». Queste differenze, secondo l’esponente dell’Avvocatura dello Stato, hanno fatto sì che i mercatini natalizi sul Reno siano stati salvati dalla Germania. Mentre i nostri europarlamentari erano impegnati in altre faccende. E potrebbero rendere l’applicazione della direttiva Bolkestein meno traumatica per gli ambulanti. Mentre per i balneari «evitare un meccanismo di selezione pubblica significa dover riscrivere tutte le norme e le sentenze fin qui emesse: dalla direttiva Bolkestein stessa, al verdetto della Corte di giustizia europea del 2016 che non ritiene più possibile alcun tipo di proroga delle concessioni dei balneari. Per finire ai pareri di tutti i giudici italiani, che hanno sempre parlato della necessità di procedure di evidenza pubblica (detta impropriamente “aste”, ndr) per assegnare le spiagge ai privati una volta scadute le concessioni». Limite temporale che è sempre più vicino per la quasi totalità dei balneari: 2020. «Non è detto però – conclude l’avvocato – che le gare possano essere svolte senza assegnare punteggi che premino la professionalità dei gestori attuali degli arenili».
A questo punto la palla passa al Governo, l’ennesimo che dovrà affrontare la questione Bolkestein. «Le parole, da quelle di Bolkestein stesso alle dichiarazioni di solidarietà e sostegno della politica, fanno piacere – afferma il viareggino Vincenzo Lardinelli, presidente nazionale del sindacato Fiba – Ben più importante è trovare una soluzione vera e definitiva. Gli esponenti del centrodestra ci assicurano che le gare non ci saranno: vogliamo sapere come intendono mantenere questa promessa. Riscrivendo le regole europee e nazionali. Missione complicata? Noi aspettiamo fiduciosi del fatto che la battaglia possa concludersi in senso positivo».
@matteotuccini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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