Il Tirreno

Versilia

Viareggio tricolore

di PAOLO FORNACIARI
Viareggio tricolore

La città tra le prime ad adottare il bianco-rosso-verde

6 MINUTI DI LETTURA





Centosettanta anni fa, il 17 aprile 1848, il granduca di Toscana Leopoldo II, «ravvisando opportuno che le truppe che combattono in Lombardia militino sotto il vessillo dell’indipendenza italiana già adottato da due dei Nostri Augusti Alleati, Sua Maestà Carlo Alberto re di Sardegna e sua Maestà Ferdinando II re del Regno delle Due Sicilie», approvò con un decreto controfirmato da Francesco Cempini, presidente del Consiglio dei ministri, Cosimo Ridolfi, ministro dell’Interno, Neri Corsini, ministro per il dipartimento della Guerra e Giovanni Baldasseroni, ministro delle Finanze, l’adozione del tricolore, sul quale fu sovrapposto lo scudo granducale e dispose che la bandiera della Guardia Civica presentasse, su fondo tricolore, l’arme della comunità d’appartenenza. Il decreto era formato da 3 articoli: «1) All’attuale bandiera è sostituita come bandiera dello Stato, tanto per la truppa di linea quanto per i bastimenti da guerra e mercantili, la bandiera tricolore italiana, a cui verrà sovrapposto lo Scudo granducale. 2) Le bandiere della Guardia civica porteranno sul fondo tricolore da una parte lo Scudo granducale, dall’altra l’arme della Comunità alla quale appartiene il Battaglione. 3) I nostri ministri segretari di Stato per i dipartimenti dell’Interno, della Guerra e delle Finanze sono incaricati dell’esecuzione del presente Decreto».

A seguito di ciò, nello stesso giorno, con un tempismo che è testimonianza dell’ansia libertaria che animava la comunità, Viareggio si dette il suo stemma araldico. Infatti, il Magistrato della Comunità approvò il progetto d’arme che era stato composto da Carlo Simoncini, Pietro Biagi, Antonio Arrighi e disegnato da Eugenio Guidotti. Nel Registro delle deliberazioni, conservato nell’archivio comunale, si legge: «Presentato il progetto d’Arme che si propone per Viareggio, consistente in uno scudo tripartito orizzontalmente de’ tre colori Italiani con un’ancora verticale che traversa le dette tre fasce. Il detto progetto di Arme è approvato e sarà sottoposto alla sanzione dell’Autorità Superiore».

Così, il 17 aprile 1848 l’Anziano Stefano Dinelli comunicò al Prefetto di Lucca che il «Magistrato nella odierna seduta ha approvato il qui unito scudo per l’Arme di questa Comunità e mi ha ordinato di sottoporlo all’approvazione del R. Governo». Il disegno originale, che si trova nelle carte della Prefettura, conservate nell’Archivio di Stato di Lucca, presenta uno scudo tripartito con i colori verde, bianco e rosso, in cui campeggia un’ancora con la gomena attorcigliata. Il 24 maggio 1848, il Prefetto di Lucca G. Gargioli informò il Gonfaloniere di Viareggio che il Ministro dell’Interno «con sua determinazione de’ 17 andante ha approvato l’Arme che per codesto Comune fu proposto dall’Ill.mo Magistrato nella sua seduta de’ 17 Aprile prossimo andante».

L’atto di approvazione, firmato da Cosimo Ridolfi, Ministro dell’Interno, si trova in Archivio di Stato di Firenze al prot. 8, n. interno 33, del registro intitolato “Protocolli degli Affari risoluti dal Segretario di Stato per il Dipartimento dell’Interno nel maggio 1848”, segnato al n. 1528, dell’Archivio della Segreteria di Stato. Viareggio fu così il primo, o uno fra i primi, dei Comuni italiani a fregiarsi, nello stemma civico, del Tricolore.

Successivamente, quando Leopoldo II, con decreto del 27 maggio 1849, abolì l’uso del tricolore, in data 3 giugno il Gonfaloniere di Viareggio inviò al Prefetto di Lucca una lettera dove evidenziava che lo Stemma del Comune presentava «un’ancora su campo rosso, bianco e verde: Ora questi colori sembrano in opposizione al Decreto del 27 caduto, ma è anche vero che potrebbero non esserlo considerandoli come colori non della Nazione, ma semplicemente della Comunità».

La risposta del Prefetto arrivò il 4 giugno e fu positiva, permettendo a Viareggio il mantenimento del Tricolore: «Non credo che le prescrizioni contenute nel Decreto del 27 maggio decorso facciano ostacolo all'uso dei tre colori nello stemma proprio di codesta Comunità, perché come la Signoria Illustrissima bene osserva, quelle riguardano unicamente al simbolo proprio dello Stato e non a quello appartenente a ciascuna Comunità».

Poi, nel 1920, in occasione del centenario dell’elevazione di Viareggio a rango di Città, fu avanzata domanda circa il riconoscimento ufficiale dello stemma e della bandiera civica.

Due anni dopo, il 7 aprile 1922, il ministro agli affari dell’interno Luigi Facta, sentito il parere della Consulta Araldica, autorizzò l’uso dello stemma e della bandiera, secondo i modelli in uso, e dichiarò «dovere la città essere inscritta nel Libro araldico degli enti morali».

Nel 1939 furono iniziate le pratiche per la concessione dell’uso del gonfalone e il 4 febbraio 1942, Vittorio Emanuele III accordò alla città la facoltà di usare un gonfalone così descritto: «Drappo in bianco ornato ai lati di due rami di pino fogliati e fruttati e caricato dallo stemma civico con l’iscrizione centrale in oro Città di Viareggio. Le parti di metallo ed i cordoni saranno dorati. L’asta verticale sarà ricoperta di velluto rosso con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma della città e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastrini tricolorati dai colori nazionali e frangiati d’oro».

Il 23 novembre 1944, Umberto di Savoia riconfermò il decreto del padre iscrivendo tale provvedimento nel Libro araldico degli enti morali e comandando a tutte le corti di giustizia, ai tribunali e a tutte le potestà civili e militari di riconoscere e mantenere alla città di Viareggio tutti i diritti specificati nell’atto. Il documento, munito del sigillo reale e firmato da Umberto di Savoia e da Ivanoe Bonomi, presidente del Consiglio dei Ministri, fu inviato alla città ed è conservato nelle carte dell’Archivio comunale. Inoltre, per mettere in luce il contributo di Viareggio alla causa del Risorgimento, che se anche non ha avuto un carattere di grande partecipazione popolare, ha lasciato comunque significative testimonianze che documentano la “qualità” e la forte adesione della Città agli ideali e alle lotte per l’unità d’Italia, è importante ricordare anche quando il 19 giugno 1848, Daniele Manin, a nome del Governo Provvisorio della Repubblica Veneta, chiese a tutte le città un tributo d’amore e di libertà, un aiuto d’armi e di denaro per proseguire nella lotta contro l’Austria, Viareggio rispose nominando, nel dicembre dello stesso anno, una commissione, composta da Michele Belluomini, Antonio Arrighi e Giovanni Pacini, che subito iniziò la raccolta di denaro, biancheria e generi medicinali. Venezia, stretta nella morsa delle milizie austriache, sfinita dalla fame e dal colera, si arrese il 26 agosto 1849 e le offerte, pertanto, non furono inviate ai patrioti veneti, ma furono utilizzate per l’istituzione di un piccolo ospedale per il ricovero degli ammalati più poveri e per le necessità dei forestieri durante il soggiorno a Viareggio. Inoltre, il 21 marzo 1860, la paranza viareggina “Madonna del Soccorso”, di proprietà di Silvestro Palmerini e pilotata da Raffaello Motto, con a bordo i marinai Francesco Palmerini, Giuseppe Rosani ed il mozzo Antonio Barsella, salpò da Cornigliano Ligure alla volta della Sicilia per sbarcarvi i patrioti Rosolino Pilo e Giovanni Corrao.

Questo episodio fu l’anticipazione della spedizione dei Mille, l’inizio dell’avventura di Giuseppe Garibaldi per l’unificazione dell’Italia, il più importante contributo di Viareggio alla storia del Risorgimento.



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa