Sicurezza
Novantenne aggredito, legato e rapinato
L’uomo, un carabiniere in pensione, è stato tenuto con la faccia premuta sul divano
VIAREGGIO. Un agguato vero e proprio. Messo a segno nei confronti di un uomo di 90 anni, carabiniere in pensione, intorno alle 21 di domenica sera, nella sua abitazione di via Pascoli. «Davanti alla porta di casa mi hanno afferrato, da dietro, con le mani intorno al collo. Quasi non respiravo», racconta al “Tirreno” Gandolfo Guggino. Che ricostruisce i fatti con la lucidità e la tempra di chi ha indossato una divisa. «Non avevo visto nessuno in strada. Devono essersi nascosti nelle rientranze delle case vicine. Tenendomi da dietro, sempre per il collo, mi hanno spinto in salotto. Dove mi hanno legato, mani e caviglie, con delle fascette. E mi hanno chiuso la bocca con del nastro adesivo». Uno dei banditi - sicuramente erano in due, ma ci sono testimonianze dettagliate che raccontano di cinque persone in fuga - è corso al piano di sopra dell’abitazione a caccia di denaro e preziosi. «Un altro mi ha tenuto per tutto il tempo il viso premuto sul divano», prosegue il racconto. Il signor Guggino è in piedi, con tutti i suoi 90 anni distribuiti su un fisico minuto dal quale sprigiona una grande forza. E la mente lucidissima: «Mi hanno detto “stai tranquillo, in un quarto d’ora abbiamo finito”». I banditi parlano in italiano, e come sono arrivati se ne vanno. Lasciando la loro vittima legata, la faccia sul divano, impossibilitata a muoversi. L’avrebbero trovato al mattino - questo il pensiero dei banditi - e chissà in quali condizioni.
Ma non hanno fatto i conti con la lucidità e l’esperienza di chi, con indosso la divisa dell’Arma, ne ha viste e sentite tante. Gandolfo Guggino non reagisce ai banditi. Dice loro di prendersi quel po’ di soldi che ha con se’, e quando i rapinatori se ne vanno riesce a liberarsi i piedi, strappando le fascette con tale forza da ferirsi. Poi esce in strada. Con le mani ancora legate ed il nastro adesivo ancora sulla bocca raggiunge, in queste condizioni, la casa della figlia che abita vicino e dalla quale era andato a cena poco prima di venire aggredito.
«Ho sentito dei colpi, uno sbattere nel cancello», racconta la donna che era in casa, intenta a guardare un programma in tv: «Ho aperto la porta per vedere cosa accadeva. E ho trovato mio padre, in quelle condizioni». Poco prima la signora era uscita in strada per spostare l’auto. In quei momenti - ma lei non poteva saperlo - il padre era in balia dei banditi. «Non voglio neppure immaginare cosa sarebbe successo se avessi bussato alla sua porta, magari per dirgli qualcosa che avevo dimenticato quando eravamo a cena».
Le testimonianze. Immediato l’arrivo di polizia e carabinieri. In strada si affacciano i vicini, compresi gli addetti alla casa-famiglia della parrocchia di Santa Rita che confina con l’abitazione dell’uomo aggredito e rapinato. Si rincorrono le testimonianze. Cinque giovani, in fuga verso la pineta, negli attimi prima che l’uomo riuscisse a lasciare la propria abitazione. Ma anche personaggi visti aggirarsi nella strada - una di quelle in cui ci si conosce un po’ tutti - durante il sabato sera, così come nel pomeriggio di domenica, il giorno del colpo messo a segno. In quella via Pascoli che è ad un passo dalla pineta di Ponente, parco cittadino che è il regno degli spacciatori, commercio all’aria aperta e per tutte le tasche, a tutte le ore del giorno e della notte.
Il messaggio della famiglia. Nelle mani dei rapinatori qualche centinaia di euro e qualche prezioso della signora Guggino, morta meno di un mese fa. Sulle mani della loro vittima, invece, i lividi lasciati dalle fascette: «Hanno tentato di togliermi la fede che porto al dito. Ma non usciva. Non riesce neppure a me», racconta l’uomo mostrando i polsi segnati. E pare di vederlo, in balia dei malviventi, con la bocca tappata, a tentare di spiegare che quell’anello non potranno averlo, per quanto forzino.
«Sono dei vigliacchi che si approfittano di persone anziane», è la voce di Antonello Guggino, figlio di Gandolfo.
Che continua: «Vogliamo lanciare un messaggio nel rendere nota l’aggressione subita da nostro padre: telefonate alle forze di polizia se vedete cose strane». Una vicenda che la famiglia Guggino ha deciso di rendere nota, chiedendo a chi ha visto qualcosa di riferire alla polizia, «perché non deve accadere più, a nessuno». Soprattutto quando si tratta di persone che per l’età possono morire di paura nel ritrovarsi aggredite con tanta ferocia.
Il precedente a Forte. Non è un modo di dire. Perché quanto accaduto a Gandolfo Guggino non può non riportare alla mente la morte di Maria Luana Mariani, 77 anni, soffocata dal foulard che le avevano messo in bocca, nella sua abitazione - pieno pomeriggio del 4 aprile 2014 - nel corso di una rapina che si è trasformata in un omicidio.
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