Sicurezza
Né uomo né donna «La mia vita è senza etichette»
Fred Castelli all’anagrafe si chiama ancora Francesca ma vive la propria identità senza riconoscersi in un genere
VIAREGGIO. «Tua madre è in confusione, non sa se sei un ragazzo o una ragazza», così cantava David Bowie nel 1974 nel suo grande successo Rebel Rebel. A oltre quarant’anni da quella canzone esistono persone che vivono la propria esistenza da ribelli del genere: vogliono sfuggire dalla normale etichetta di uomo e donna. Si chiamano “non-binari”: questa persone possono considerare la propria identità di genere come qualcosa di “altro” , una sorta di terzo genere, identificarsi con entrambi i generi, con nessuno dei due o con una combinazione di entrambi.
Fred Castelli è un trentenne viareggino ma all’anagrafe si chiama ancora Francesca, anche se da un po’ non si fa chiamare più così: «In me c’è ancora Francesca e le persone che mi conoscono da tanti anni ancora mi chiamano così – ammette – Per me non è un grosso problema: capisco che semplicemente si sbagliano e non lo fanno per cattiveria».
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La storia di Fred assomiglia a quella di molte persone transessuali che da donna compiono la propria transizione verso il genere maschile ma la sua condizione è diversa: lui il percorso per il momento lo ha interrotto.
«Psicologi e medici vorrebbero incasellarmi nel classico percorso degli FtoM (da femmina a maschio, ndr) – spiega – ma io credo che l’identificazione di se stessi sia molto più complicata rispetto alle categorie che ci sono state imposte fino ad oggi. Ho deciso che per adesso mi vado bene così e che quando arriverà il momento giusto saprò cosa fare. È possibile che questo momento non arrivi mai».
Si è laureato in Matematica qualche anno fa a Roma, dove ha vissuto quando era piccolo. Poi ha continuato i suoi studi a Pisa quando è tornato a vivere a Viareggio. Adesso lavora a Lucca in una bottega sociale dove sta facendo un servizio civile.
Da piccolo già c’erano i primi sintomi, se così vogliamo chiamarli, di questo suo sentire differente: una volta ha deciso di voler essere maschio e ha abbandonato le gonne per i pantaloni e si è rasato i capelli. Sembrava esattamente un maschietto.
«Quando vivevo da Francesca ero decisamente mascolino – racconta – ma niente di più di questo. Esistono molte donne con atteggiamenti maschili: ho sempre avuto fidanzati maschi quindi la mia famiglia non si è mai interrogata troppo sulla mia identità di genere. Solo che io sentivo che c’era qualcosa di più: quando guardavo i film o la televisione mi riconoscevo nei personaggi degli uomini omosessuali. Poi la rivelazione c’è stata quando su Youtube ho visto alcuni video di un ragazzo livornese, Egon Botteghi, che raccontava del proprio vissuto: appena ho visto quella sua libertà dagli stereotipi mi sono immediatamente immedesimato. Ho capito che quella era la mia strada. Ho provato anche a seguire il percorso di transizione ma sono rimasto deluso perché chi mi seguiva non comprendeva fino in fondo questa mia natura di non binario. Io mi sento maschio ma la mia femminilità è estremamente presente: non l’ho mai rinnegata e mai lo farò perché è parte integrante di quello che sono adesso».
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