Gioco
Ex Casa del Fascio, i lavori riprenderanno
Il Comune punta al recupero del progetto appartamenti di lusso
VIAREGGIO. Ha deciso di sfidare la leggenda tutta viareggina della “maledizione della bambina”, per cui sull’area dell’ex Casa del fascio non c’è opera che vada a compimento: il vice sindaco ed assessore ai lavori pubblici, Valter Alberici, è al lavoro per la ripresa dell’intervento di realizzazione del complesso residenziale, commerciale e uffici previsto ai tempi dell’amministrazione del sindaco Luca Lunardini. Alla domanda del “Tirreno” di quantificare - da 0 a 10 - le possibilità di riavviare il progetto che si è “annodato” ormai da molti anni, Alberici risponde convinto «otto».
Il progetto viareggino è ormai parte di un fallimento (dell’azienda privata che aveva acquistato l’area per otto milioni di euro dall’Intendenza di Finanza) con tutte le procedure del caso. «Se si arriva a definire i pagamenti dovuti al Comune - continua il vice sindaco - che sono Ici, Imu e tutto il resto, a quel punto i lavori potranno riprendere con i nuovi soggetti che arriveranno».
Con un vincolo: «Il progetto non può essere modificato. Sarà quello iniziale, come da permessi firmati a suo tempo». Per un progetto che può essere così riassunto: 10.500.000 euro di importo lavori, per la realizzazione di due edifici ortogonali al mare, uno prospiciente piazza Mazzini ed il secondo lungo via Carducci. La destinazione è prevalentemente residenziale, mentre il piano terra prevede la realizzazione di negozi ed uffici destinati all’utilizzo da parte dell’amministrazione comunale. Una ulteriore quota di uffici si trova anche ai piani superiori. Per le auto il progetto comprende un’autorimessa interrata su due livelli, con 8 posti auto destinati agli spazi per il Comune. Cinque piani l’altezza di entrambi gli edifici, per un totale di 11mila metri cubi di cemento per lo più destinati (7mila metri cubi) ad appartamenti di lusso. Per negozi ed uffici rimangono 4mila metri cubi, ed ulteriori 1.417 metri cubi, per una superficie di 450 metri quadrati, sono destinati all'amministrazione comunale.
Una vicenda, quella del cosiddetto Piano attuativo PR8, che inizia con l’amministrazione del sindaco Marco Costa. Si parlava allora di 12.900 metri cubi (9.225 privati e 3.660 al Comune) e fu scomodato il grande architetto svizzero Mario Botta che mise a punto il progetto della “torre”, mai approvato. Anche se le volumetrie furono recepite nello strumento urbanistico Variante generale al Paiano regolatore, adottata e successivamente approvata dal consiglio comunale nel 1997. Il 16 aprile del 2009, con la deliberazione consiliare numero 50, il Piano venne adottato e approvato. Anche perché incombeva sull’amministrazione Lunardini la richiesta della proprietà per la nomina di un commissario “ad acta” affinché l’intervento potesse trovare realizzazione. Nel mezzo dell’iter amministrativo anche uno scontro nelle aule giudiziarie con i proprietari delle abitazioni circostanti l’area dell’intervento che oggi l’amministrazione del sindaco Giorgio Del Ghingaro dà per recuperabile in tempi non lunghissimi.
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