Toscana
No alla riapertura della cava nella galleria
Comitato contro l’autorizzazione concessa a Henraux di riprendere l’attività sul retro Altissimo: «Inquinamento, traffico e danni ambientali»
SERAVEZZA. Si chiede «di interrompere l’autorizzazione di nuove escavazioni anche sul monte Altissimo». È questa in sostanza la posizione del comitato cittadino di Seravezza nato per opporsi alle attività estrattive sul Monte Costa. Adesso nel loro mirino però c’è la società di Querceta Henraux Spa. Secondo loro, la riapertura di cava Granolesa (retro Altissimo) va boicottata, perché sarebbe soltanto un fatto negativo per il territorio.
«Il Comitato Monte Costa – scrivono in una nota stampa – è assolutamente contrario a nuove autorizzazioni di escavazione. Ricordiamo che la società Henraux ha già effettuato un tunnel di sessanta metri nell’Altissimo, costato oltre 600mila euro, senza costi per l’azienda perché finanziato con i soldi pubblici (bando PorCreo 2007 – 2013 della Regione Toscana). Oggi, la società intende portare avanti l’escavazione all’interno del monte, realizzando una serie di sale di manovra da cui partiranno gallerie per seguire i filoni migliori, svuotando nel profondo il monte».
Va specificato che il piano di coltivazione di cava Granolesa (lo stesso) fu già autorizzato regolarmente circa quattro anni fa da Parco delle Apuane e Comune di Seravezza. Quell’area infatti ricade in zone estrattiva. Il piano fu sospeso e oggi Henraux chiede all’ente Parco di riprenderlo. Si tratta di una cava in galleria. «Se è forse vero che uno scavo in galleria – sostiene il Comitato – è meno deturpante per il paesaggio, occorre però considerare tutti gli aspetti negativi che ne conseguono: dispersione delle acque piovane, alterazione delle cavità carsiche, inquinamento di sorgenti per olii e marmettola, ulteriore difficoltà nel controllare la quantità e la qualità del materiale estratto, aumento del traffico pesante con inquinamento dell’aria e aumento del rumore, usura delle strade e dei fabbricati prospicienti».
Come già chiesto alla giunta Tarabella, in merito alle cave in via di autorizzazione sul monte soprastante Palazzo Mediceo, il Comitato chiede di puntare su un altro tipo di economia. «Meno deturpante del paesaggio e rispettosa dell’ambiente e della salute delle persone e quindi di interrompere l’autorizzazione di nuove escavazioni anche sul monte Altissimo. Nel corso degli anni – scrivono nella nota – sono state fatte numerose richieste all’amministrazione per quanto riguarda l’industria lapidea: riduzione dell’escavazione e lavorazione del marmo in loco con esportazione del solo prodotto finito, tracciabilità completa dei materiali e trasparenza delle procedure di controllo, imposizione di interventi di restauro ambientale, tutte richieste disattese».
Se su quest’ultime richieste potrebbero esserci margini di miglioramento attraverso i Piani di Bacino, diverso è il discorso sulle autorizzazioni. Non è infatti il consiglio di amministrazione a decidere se aprire o meno una cava, ma gli uffici tecnici in base alle norme regionali, del Parco delle Apuane e comunali.
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