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Sacerdote assolto dall’accusa di aver abusato di un bambino

di Matteo Tuccini
Sacerdote assolto dall’accusa di aver abusato di un bambino

L’uomo era finito sotto processo dopo i disegni fatti dal piccolo e segnalati ai servizi sociali La Procura aveva chiesto la condanna, ma secondo il giudice questi episodi non sono avvenuti

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VIAREGGIO. Nessun abuso su quel bambino, nessun atto di pedofilia. Dopo quasi quattro anni passati tra indagini e successivo processo, il giudice del tribunale di Lucca Giuseppe Pezzuti ha assolto un sacerdote di origine straniera, da tempo non più in Versilia, da una delle accuse più infamanti che si possano immaginare. Una vicenda che aveva sconvolto, com’è logico, i fedeli della zona da cui è partita la vicenda. E che Il Tirreno non rivela, come già fatto nei precedenti articoli che parlavano di questa storia, per tutelare i protagonisti.

Il sacerdote era finito sotto inchiesta nel 2014. In quel periodo il bambino, che aveva poco meno di dieci anni, e sua madre frequentavano una comunità religiosa, in cui da circa un anno si trovava il prete poi finito sotto accusa. Gli inquirenti avevano contestato presunti abusi sessuali commessi proprio durante la frequentazione da parte del bambino di questa comunità: l’indagine era partita in seguito ad alcuni disegni fatti dal piccolo, raffiguranti un uomo in nero e un bambino in posizioni ambigue. I familiari avevano informato della cosa i servizi sociali del Comune di riferimento, e da lì la vicenda era passata alle forze dell’ordine e alla Procura di Lucca. Che avevano avviato l’inchiesta, emersa pubblicamente a fine 2014.

L’indagine si era rivelata complessa e difficile, oltre che delicata per ovvi motivi. Nel 2016 la Procura, rappresentata dal pm Antonio Mariotti, aveva chiesto il rinvio a giudizio del prete, che nel frattempo aveva lasciato la Versilia senza farvi più ritorno. I familiari del bambino, tramite i loro legali Cristiano Baroni e Debora Ianniello, avevano chiesto il coinvolgimento anche della diocesi, ma il giudice aveva accettato solo il fatto che potesse essere citata come responsabile civile, nel caso in cui si fosse verificata la condanna.

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Ieri, però, il verdetto del giudice è stato di assoluzione con la formula «perché il fatto non sussiste»: tradotto, significa che il giudice non ha creduto che questi episodi di abusi sessuali siano mai avvenuti. Sia il pm Mariotti, che aveva chiesto la condanna del sacerdote a un anno e otto mesi di carcere, che gli avvocati che tutelano la famiglia valuteranno un eventuale ricorso in appello solo dopo aver letto le motivazioni del giudice. Passo necessario per capire se ci siano o no gli elementi per andare avanti. O se la vicenda giudiziaria sia destinata a chiudersi con una sentenza di primo grado.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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