Il Tirreno

Versilia

in tribunale

Picchiata e violentata per 5 anni

Donatella Francesconi
Picchiata e violentata per 5 anni

La Corte d’Appello ha confermato per l’uomo la pena del primo grado: 6 anni

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VIAREGGIO. Picchiata, anche con un mattone e violentata dal convivente perché, tra i tanti altri motivi, a letto si presentava in pigiama e non nuda. Lui italiano e lei stranieri, accadeva in Versilia ai giorni nostri, tra il 2007 ed il 2011. Il 6 aprile scorso la Corte d’Appello di Firenze ha confermato per l’uomo (difeso dall’avvocato Tiziano Nicoletti del Foro di Lucca) la condanna in primo grado del Tribunale di Lucca. Sei anni di reclusione, dei quali cinque comminati per il reato più grave - la violenza sessuale - con l’aggiunta di 11 mesi e 20 giorni per il reato di maltrattamenti in famiglia e dieci giorni per quello di lesioni personali, in continuazione con la violenza sessuale.

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Veri e propri anni di terrore, quelli vissuti dalla donna che si è poi costituita parte civile, e che potevano costarle la vita se l’incidente in scooter, provocato da una gomma appositamente squarciata, avesse avuto conseguenze più gravi. Un quadro ritenuto talmente grave dai giudici del Tribunale di Lucca da scrivere, nella sentenza, che l’imputato «non merita il riconoscimento delle attenuanti generiche». Conclusioni alle quale il Collegio arriva «prendendo atto delle totale assenza di resipiscenza dell’imputato che non ha ritenuto - a fronte dell’evidente sofferenza della persona offesa - di manifestare dispiacere per quanto stava emergendo dal racconto della teste». La quale ha allegato alla denuncia presentata (il pm della Procura di Lucca era Antonio Mariotti) un referto medico che certificava «presenza di ecchimosi ne lesioni da strangolamento alla parte frontale del collo».

Un crescendo di violenze fisiche e sessuali, condite di insulti di ogni tipo e derivanti anche dal rifiuto della donna di acconsentire ai numerosi rapporti sessuali che l’uomo riteneva proprio diritto ogni giorno, cui si era arrivati - così ricostruiscono i giudici - dopo l’arrivo in Italia del figlio della donna. Il quale, a sua volta, non era scampato dai comportamenti violenti del convivente della madre quando aveva provato a difenderla.

L’imputato, dal canto suo, si è avvalso della facoltà di non rispondere e non ha rilasciato dichiarazioni nel corso del dibattimento.

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