Il Tirreno

Versilia

Alzheimer, bloccare la malattia prima che compaia

di Gian Ugo Berti
Il neurologo Ubaldo Bonuccelli
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Il neurologo Ubaldo Bonuccelli

La nuova frontiera della ricerca a Pisa con il protocollo “Early”

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PISA. In Toscana ci sono 90mila pazienti affetti da morbo di Alzheimer. In Italia i malati sono circa 1 milione e 200mila, tuttavia su una popolazione regionaledi circa 3,7 milioni di abitanti, significa che in Toscana c’è un malato ogni 40-41 persone. Un’emergenza sociale, oltre che sanitaria, malgrado 73 strutture residenziali, 24 Centri per i disturbi cognitivi e demenze, 33 Centri diurni e 3 centri di eccellenza nelle aziende universitarie ospedaliere di Pisa, Firenze e Siena.

Negli ospedali delle tre Asl ogni Unità Operativa di Neurologia ha un ambulatorio per Disturbi Cognitivi; Lucca, Livorno, Pisa, Pontedera e Massa Carrara hanno i loro e svolgono ruolo importante sul territorio. A Pisa, Pistoia, Prato, Firenze, Arezzo e Grosseto anche le Unità Operative Geriatria contribuiscono all'assistenza dei pazienti con demenza. La difficoltà, però, è la carenza di psicologi esperti nell'esecuzione dei test neuropsicologici, per misurare (soprattutto nelle fasi iniziali) il grado di declino cognitivo.

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PISA AI VERTICI DELLA RICERCA

Pisa è ai vertici internazionali per gli studi sull’Alzheimer. Uno degli studi più interessanti – secondo Ubaldo Bonuccelli, direttore dell’unità operativa di Neurologia all’azienda ospedaliero universitaria pisana - è “Early” ovvero “Presto”. Si prova a fermare la malattia prima che compaiano i disturbi. Persone sane di età superiore a 65 anni o a 60 anni se hanno un familiare di primo grado con demenza, sono sottoposte a PET cerebrale (un esame per immagini) per vedere se la sostanza amiloide è presente: in tal caso, indicando questo accumulo di amiloide un altissimo rischio di sviluppare in pochi anni la demenza vera e propria, si propone di assumere un farmaco per alcuni anni nella speranza di prevenire o ritardarne l’esordio. L’idea è che se si somministrasse il farmaco all’inizio, quando ancora non c’è danno alle cellule della memoria e nelle altre funzioni cognitive, si possa prevenire la perdita progressiva della memoria e del giudizio. Quando compaiono i disturbi, il cervello è già malato.

È stato proposto un nuovo farmaco, sempre un anticorpo monoclonale che non agisce sull’amiloide, bensì sulla proteina TAU, altra proteina che si accumula nel cervello dei malati.

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COME PREVENIRE

Ulteriore novità viene da una ricerca condotta assieme al CNR di Pisa. È dimostrato che attività motoria, cognitiva e socializzazione sono capaci di prevenire, ritardare o rallentare i sintomi della malattia, agendo sui neuroni più vulnerabili mediante produzione di nuovi collegamenti, prolungando la vita dei neuroni in generale e favorendo la formazione di cellule staminali neuronali che il nostro cervello continua a produrre anche in età avanzata. Tutto ciò avviene – conclude Bonuccelli - perché il sistema cardio-vascolare funziona meglio, favorendo il flusso di sangue al cervello e perché l’organismo produce con l’allenamento motorio e cognitivo una serie di sostanze ormonali ad azione “ringiovanente”.

IL NUOVO PROGETTO

È iniziato un nuovo progetto “TRAIN THE BRAIN 2” (Allena il cervello) che sta reclutando cittadini di Pisa e dintorni, con lievi disturbi di memoria, per valutare in modo oggettivo l’efficacia d’ un allenamento motorio e cognitivo sull’invecchiamento cerebrale, offrendo la risorsa d’ una palestra superattrezzata, fisioterapisti, cardiologi e neurologi per seguire le persone che vorranno partecipare alla ricerca.

PIANO DI SOSTEGNO SENZA FONDI

Il problema, però, è che è senza fondi il Piano di Sostegno. E proprio mentre alcuni colossi farmaceutici interrompono la ricerca di una cura per l’Alzheimer. Ma per qualche gruppo di ricerca che ha cessato il percorso, altri (un’ottantina) vanno avanti. Ma a segnare il passo è soprattutto lo Stato che non fa decollare il Piano di sostegno. Familiari ed esperti chiedono di «non essere lasciati soli», perché oltre il dramma, c’è l’umiliazione.

Quando arriva la diagnosi di Alzheimer, cala il dramma in casa. Indietro non si torna. “E ora cosa facciamo?”. ” Adesso, chi lo guarderà?” Da quel momento il nucleo familiare comincia a sbandare e, spesso, a sfaldarsi. Il Piano di Sostegno esiste, ma non prevede fondi economici. Al momento, è previsto un assegno d’accompagnamento, la pensione d’invalidità di 500 euro, a volte coperti dalle Regioni, sempre insufficienti al fabbisogno. In due terzi dei casi sono i figli a prendersi carico del malato, l’assistenza nell’80% è femminile. Si tratta di situazioni critiche, dato che sono state circa 5 mila, nel 2017, le chiamate al Pronto Alzheimer della Federazione Nazionale. E se chi si prende cura del malato si ammala, la situazione diventa drammatica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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