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Viareggio Porto, privati fermi

Viareggio Porto, privati fermi

A breve la nuova asta: l’attesa è tutta per le mosse della Regione

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VIAREGGIO. «Stiamo lavorando», risponde il sindaco Giorgio Del Ghingaro che chiede notizie del futuro della Viareggio Porto, società interamente pubblica con i suoi approdi di Madonnina, Triangolino, e porticciolo di Torre del Lago. Una manciata di dipendenti, i pontili della Darsena che hanno sempre più necessità di manutenzione e vedono sempre meno barche, un futuro per il Triangolino che forse non arriverà mai. E sullo sfondo un progetto nel quale la nautica del porto di Viareggio sembrava poter credere quando Del Ghingaro si è insediato nel 2015: nuova Madonnina come lancio del progetto del porto a Levante, opera stimata in 200 milioni di euro, con tanto di progetto rinnovato (a firma Alessandro Rizzo, architetto, e Stefano Maestrelli, ingegnere) e contatti con il mondo della finanza made in Gran Bretagna.

Da lì in poi, la Viareggio Porto sembra essersi punta il dito con il fuso della Bella addormentata. Tutto fermo, asta dopo asta andate deserte. Grattando la pancia del mondo portuale emerge un dato costante, testimonianza dopo testimonianza: il passaparola è stato “tutti fermi” in attesa che Regione e Comune trovino al quadra per permettere alla società di rimanere pubblica. Ma i creditori iniziano a scalpitare: «La Viareggio Porto è in vendita sempre a meno», racconta il titolare di un’impresa che effettua lavori portuali: «E davvero non so se una parte dei soldi che mi devono la rivedrò mai».

La banchine della Madonnina, intanto, rimandano la vicenda del diportista, non viareggino, che si sarebbe fatto avanti con un assegno (è possibile dopo un certo numero di aste andate deserte) e non gli sarebbero stati dati margini di speranza alcuna.

«Si tengono fuori i privati dall’acquisto della Viareggio Porto», commenta al bar con il cronista un rappresentante delle sport viareggino, «ed il Comune non è riuscito ad effettuare un’operazione analoga per tenersi la piscina». Ed infine, quel mondo di imprese che si erano messe in cordata, nel 2015, per concorrere all’acquisto: «La parola d’ordine è “tutti fermi”».

Donatella Francesconi

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