Sicurezza
Vincenzo Saetta torna in tribunale
Condannato a 16 anni per usura ed estorsione: via all’appello
VIAREGGIO. Vincenzo Saetta torna in tribunale: il 10 aprile si apre il processo d’appello sulla vicenda dell’usura in Versilia, che nel 2015 vide il 46enne Saetta condannato assieme ad altri imputati dopo una maxi-inchiesta della Procura distrettuale antimafia e della Guardia di finanza di Firenze.
Saetta, a cui i giudici inflissero 16 anni di carcere, fu riconosciuto colpevole di usura, estorsione e associazione a delinquere, ma il tribunale di Lucca fece cadere l’accusa legata alla presunta affiliazione alla camorra. Accusa che era il perno dell’indagine dell’Antimafia fiorentina.
Secondo gli inquirenti Saetta, che oggi è libero, sarebbe stato a capo di un’associazione a delinquere che per cinque anni (dal 2003 all’inizio del 2008) aveva prestato a diciassette persone circa 2 milioni di euro complessivi, con tassi d’interesse usurari. Le vittime, tra cui medici, imprenditori e anche casalinghe, si vedevano applicare in genere interessi dal 200 al 500% sulle somme prestate. Ma in alcuni casi – secondo l’accusa – si sfiorava il 10.000% di interesse annuo. Col risultato che un debito originario di 150.000 euro poteva salire velocemente fino al milione. E quando le somme non venivano restituite, scattava il recupero crediti con minacce e intimidazioni. Anche tramite pistole. Da qui l’ulteriore imputazione di estorsione. A Saetta, inoltre, era stato contestato il sequestro di persona: una delle vittime dell’usura sarebbe stata caricata in auto e portata di forza a Lugano e a Milano, con l’obiettivo di farsi restituire parte del prestito. A Saetta ed altre sei persone veniva imputato, inoltre, il fatto di aver raccolto – tramite una ricevitoria di sua proprietà a Viareggio – scommesse clandestine sulle partite di calcio nazionale e internazionale. I giudici del tribunale di Lucca hanno condannato Saetta, assistito dagli avvocati Eriberto Rosso e Manuele Ciappi, a sedici anni; Alessandro Discetti, tutelato dall’avvocato Massimo Landi, a dodici. Condannati in primo grado Salvatore Cannavaro a sei anni; Salvatore Cocice a cinque anni; Teresa Deviato a cinque anni; Franco Ginassi a quattro anni; Domenico Marra a cinque anni. Condannato per usura anche Alberto Servi (tre anni). (m.t.)
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