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Strage, un camion dell’Arma trasferisce i faldoni del processo

Strage, un camion dell’Arma trasferisce i faldoni del processo

VIAREGGIO. Un blindato dei carabinieri per trasferire alla Corte di Appello di Firenze i 200 faldoni che compongono il fascicolo del dibattimento in primo grado (Tribunale di Lucca) del processo...

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VIAREGGIO. Un blindato dei carabinieri per trasferire alla Corte di Appello di Firenze i 200 faldoni che compongono il fascicolo del dibattimento in primo grado (Tribunale di Lucca) del processo relativo al disastro ferroviario di Viareggio, un treno carico di Gpl che deraglia ridosso delle case di via Ponchielli e via Porta Pietrasanta il 29 giugno 2009, 32 morti, feriti che ancora lottano con le conseguenze delle gravissime ustioni, lutti che hanno lasciato segni indelebili. Ieri mattina il blindato è stato caricato, dopo che il 23 marzo sono scaduti i termini per la presentazione degli appelli degli imputati di lingua tedesca (Gatx Germani a e Austria ed Officina Jungenthal di Hannover) che hanno dovuto attendere di ricevere le motivazioni della sentenza con la relativa traduzione.

Dopo un anno e due mesi (la sentenza è del 31 gennaio 2017), adesso la partita si sposta tutta a Firenze. Dove la Corte di Appello avrebbe in mente - questa l’indiscrezione che circola - di fissare un’udienza già prima dell’estate 2018 per prendere le misure, se così si può dire, al lavoro che dovrà affrontare. Considerando che - e non è l’ultimo del problemi - dovrà valutare gli spazi necessari per lo svolgimento del processo.

Intanto, dalla lettura degli appelli presentanti - di cui il “Tirreno” ha iniziato da tempo a sintetizzare le contenuti - non possono non colpire le parole utilizzate dalla difesa di Michele Mario Elia, all’epoca dei fatti amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana (Rfi) e condannato in primo grado a 7 anni e mezzo di reclusione: «Nessuno degli enti esponenziali di interessi diffusi o collettivi ammessi a costituirsi parte civile - scrivono gli avvocati Alfonso Stile e Carla Manduchi - può dirsi danneggiato in prima persona dalle ipotizzate condotte di omicidio/lesioni colpose». E tra gli enti che a detta del difensore non avrebbero dovuto essere ammessi come parte civile, Stile e Manduchi annoverano anche la Provincia di Lucca e la Regione Toscana.

All’atto dell’ordinanza di ammissione delle parti civili il Collegio del Tribunale di Lucca (presidente Gerardo Boragine, con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino) «avrebbe dovuto», così si legge nell’atto di appello , «compiere un accertamento e sbarrare l’ingresso al processo a tutti gli enti che non avevano subito una lesione di un proprio diritto quale conseguenza diretta ed immediata dello specifico fatto di reato ipotizzato». Ne consegue che il Collegio ha «forzato il concetto di parte civile». E men che mai - così l’appello - avrebbero dovuto essere costituiti i rappresentanti dei lavori alla sicurezza per Trenitalia, ossia i ferrovieri.

Ed allora, ecco la considerazione dei difensori dell’ex ad di Rfi: «Il Tribunale, con un modo di procedere “superficiale”, ha dato ingresso ad associazione ed enti che non erano minimamente rappresentativi di interessi lesi dal reato, ma bensì portatori di interessi generalissimi. Così alterando il giusto equilibrio tra accusa e difesa».

Come se Provincia di Lucca e Regione Toscana non avessero subito quella lesione ad un proprio diritto, per utilizzare le parole dei difensori: il diritto a non avere sul proprio territorio disastri devastanti per i cittadini amministrati ed i beni, anche pubblici. (d.f.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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