Gioco
Investitore al lavoro una firma per dire no
Anche a Viareggio la campagna della madre del giovane ucciso
VIAREGGIO. Una firma perché il Tribunale di Lucca sappia quanti cittadini, a Lucca come a Viareggio, si sono stretti intorno ai genitori di Andrea Lucchesi - morto a 21 anni, in una sera di Carnevale, travolto ed ucciso sul Vialone, in Darsena - nel contestare il provvedimento del Gip Giuseppe Pezzuti che ha concesso all’investitore il permesso di lavoro, pur permanendo gli arresti domiciliari. Una firma, spiega Fiorella Checchi, madre di Andrea, «per far capire che la giustizia non è vicina ai cittadini. Perché questa decisione non rispetta quella che è la richiesta dei cittadini, appunto: quella di essere tutelati».
Al momento, per chi voglia aderire a Viareggio, è possibile firmare la protesta contro il provvedimento del Tribunale di Lucca nello studio dell’avvocato della famiglia dl giovane deceduto, Cristiana Francesconi (via San Carlo Borromeo, 24). «Abbiamo già messo insieme 100 firme», sono le parole del legale, «e a breve indicheremo quali saranno i punti di raccolta». Una volta terminata l’iniziativa, tutti i nominativi di chi avrà voluto testimoniare il proprio dissenso «saranno inviati - spiega l’avvocato Francesconi - al presidente del Tribunale di Lucca (che oggi è Valentino Pezzuti, ndr), al presidente della Repubblica e, se ci sarà un governo, al ministro della giustizia».
Il giovane investitore - Anthony Caturano, 24 anni - ha ottenuto il permesso per recarsi al lavoro, in un arco orario compreso tra le 8 e le 21. Il suo difensore, avvocato Fabrizio Miracolo, aveva chiesto al giudice anche che l’indagato - al quale sono contestati i reati di omicidio stradale aggravato e lesioni personali stradali - potesse uscire con gli amici, la domenica. Ma questa richiesta è stata respinta dal Tribunale.
Nell’incidente accaduto nella notte tra 4 e 5 febbraio scorsi rimase gravemente ferito un amico di Andrea Lucchesi, Fabio Biagini, 24 anni, anche lui lucchese. In macchina con l’investitore, invece, c’erano altri tre ragazzi, tutti indagati per omissione di soccorso dalla Procura di Lucca (sostituto Procuratore Salvatore Giannino). Il quartetto, subito dopo l’impatto, si separò. Caturano parcheggiò l’auto (una Lancia Y) con il muso, ed il parabrezza rotto dall’impatto con i ragazzi investiti, nascosti alla vista e poi tornò alla propria abitazione, a Torre del Lago, dove i carabinieri lo trovarono alle 6,30 del mattino, in compagnia della madre, e lo arrestarono. Le analisi eseguite rivelarono un tasso alcolico pari al doppio del consentito e tracce dell’assunzione di marijuana.
Nei giorni scorsi, appena dopo la scarcerazione di Caturano cui sono stati concessi gli arresti domiciliari dopo un giorno di detenzione, si era levata anche la voce dell’Associazione europea familiari e vittime della strada: «È necessario che anche i giudici inizino a fare la propria parte di fronte alla legge che ha istituito l’omicidio stradale», così le parole dell’avvocato Federico Bianchi, forte dell’esperienza che l’associazione ha accumulato in tutta Italia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
