Il Tirreno

Versilia

Da diciotto giorni senza acqua calda alla Ficaia: «Come profughi»

di Melania Carnevali
Da diciotto giorni senza acqua calda alla Ficaia: «Come profughi»

Le famiglie ospitate protestano: così non si vive. L’assessore: impianto vecchio, i ricambi arrivano dall’estero

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MASSAROSA. Sul fornellino elettrico c’è ancora la pentola vuota. Ogni mattina Yuri Scarpelli ci mette l’acqua, la fa scaldare fino a poco prima della bollitura, poi la mette in un recipiente di plastica, va in bagno e si lava. «Come se fossimo nel terzo mondo. Come se fossimo profughi», racconta da dentro la sua casa-stanza, in questo casolare nel verde della Ficaia, a Piano del Quercione, dove sono ospitati migranti e famiglie italiane in emergenza abitativa. Da diciotto giorni la caldaia è rotta e alcune famiglie (otto in tutto le persone interessate dal guasto) sono costrette a lavarsi con l’acqua gelida o a fare quel giochino di scalda-butta nel recipiente-vai in bagno-lavati. «Sapete cosa vuol dire stare diciotto giorni d’inverno senza acqua calda? Tornare a casa dopo una giornata al freddo e desiderare solo una doccia calda. Doccia calda che non puoi fare?», continua Yuri. Ha 35 anni e da sei vive qui, in questa stanza quattro per quattro con un brandina, un tavolino, un frigorifero, un fornellino elettrico. Sulle pareti sono appese decine di foto in bianco e nero del matrimonio dei genitori. «Mia mamma è morta quando avevo 17 anni e don Bruno si è preso cura di me».

Fuori il sole splende giallo e celeste e bianco e caldo come solo i primi giorni di primavera. «Ma fino a due giorni fa, si moriva di freddo qui dentro», continua Yuri.

Davanti alla porta c’è Lina Destro, 65 anni, un marito di dieci anni più giovane di lei malato cardiopatico, entrambi ospiti della struttura. Viene da Viareggio, ma è stata presa comunque in carico dal Comune di Massarosa («vista la sua situazione, abbiamo deciso di aiutarla comunque», spiega l’assessore al sociale Simona Barsotti). Aveva un affittacamere, prima di perderlo in vicende giudiziarie. «Vado avanti con gli 80 euro al mese dell’Inps. Dovevo andare in pensione quest’anno e invece dovrò aspettare ancora un anno e sette mesi per vedere un minimo di pensione», racconta.

Nel parcheggio è appena arrivata un’auto. È l’assessore Barsotti. È venuta a portare uova ad alcuni bimbi, a sentire come va, ad aggiornare sui lavori. «Purtroppo – spiega – questa caldaia è vecchia. I pezzi andavano ordinati all’estero. Ne sono arrivati alcuni, ma non tutti. I tecnici però mi hanno assicurato che stasera (ieri sera) sarà tutto risolto». A breve dovranno partire anche i lavori di ristrutturazione del casolare («è vecchio, ha bisogno di manutenzione e noi abbiamo investito molto nel miglioramento delle strutture», dice Barsotti) e gli ospiti dovranno traslocare. Ma non tutti hanno intenzione di farlo.

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