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«Quasi guerra civile di genere» Le parole del giudice Fabio Roia
VIAREGGIO. Femminicidi in Italia, uno scenario da una donna uccisa ogni 60 ore, che il magistrato milanese Fabio Roia non esita a definire «quasi di guerra civile di genere». Roia ieri era a...
VIAREGGIO. Femminicidi in Italia, uno scenario da una donna uccisa ogni 60 ore, che il magistrato milanese Fabio Roia non esita a definire «quasi di guerra civile di genere». Roia ieri era a Viareggio per discutere del fenomeno che a lungo incontrato nella propria carriera in Procura ed in Tribunale, e al quale ha dedicato il volume “Crimini contro le donne. Politiche, leggi buone pratiche” edito da “FrancoAngeli”. Nell’occasione, il magistrato è tornato sulla questione della vendita della Casa delle donne decisa dall’amministrazione comunale viareggina: «Cercate di trovare una soluzione. Per storia, professionalità, competenza, questo è uno dei Centri anti violenza più seri in Italia». Ad ascoltare, portando i saluti dell’amministrazione comunale, la consigliera Stefania Carraresi, che la vendita difende.
Un’emergenza italiana, quella della strage di donne che attraversa lo Stivale, sulla quale anche il Coniglio superiore della magistratura si sta attivando: «Il 12 ed il 13 aprile sono stati convocati tutti i magistrati d’Italia - ha annunciato Roia - e le associazioni che si occupano di violenza domestica per quella che sarà la terza risoluzione di indirizzo del Csm in materia». Risoluzioni cui tutto il sistema giudiziario è poi tenuto ad attenersi. Non solo un passaggio formale, ma necessità di sostanza in un Paese in cui, rispetto alla violenza domestica, «la risposta giudiziaria è a macchia di leopardo».
Tra i tempi posti al magistrato da Manuela Ulivi, avvocato e presidente della Casa delle donne maltrattate di Milano, la considerazione agghiacciante per cui «le donne muoiono ugualmente, anche quando hanno fatto denuncia. Si può cambiare questo?». Fabio Roia ha usato toni che non lasciano ombre sull’operato che spetta alle forze di polizia: «Quando una donna rappresenta violenza deve esserci un dover preciso di istruzione di quella che è una notizia di reato». E quando, nonostante la denuncia, il tentativo di sottrarsi alla violenza termina nel sangue, allora «c’è una precisa responsabilità dell’operatore che non ha valutato, non ha istruito la pratica». Vale per poliziotti, carabinieri avvocati, ma anche - e soprattutto - per le stesse donne, il messaggio esperto del giudice Roia che ricorda: «Ci sono indicatori di rischio specifici che vanno valutati per stabilire la gravità del fatto. Le mani dell’uomo intorno al collo, il possesso di armi, passate violenze anche su animali, violazioni di obblighi specifici di legge: sono indicatori gravi».
Tra le domande poste dall’avvocato Ulivi al magistrato anche quella sull’alto tasso di archiviazioni per i casi di violenza che colpisca le donne: «Se il 63% della Procura italiane - è la risposta del magistrato - ha almeno un pubblico ministero dedicato e formato sui reati di genere, quando si passa ai Tribunali solo nel 12% delle sedi di trovano specializzazioni di questo tipo».
A questo si aggiunge, ha sottolineato l’avvocato Paola Memmola del Centro anti violenza della Casa delle donne di Viareggio, «che nei casi di stalking sta prendendo piede una sentenza della Cassazione che è aberrante. Perché stabilisce che se la donna risponde alle telefonate dello stalker, allora il caso può essere archiviato».
Infine, da Roia una proposta di modifica all’arresto in flagranza differita applicato nel caso di violenza negli stadi. Un marito/fidanzato/violento che scappa dopo le violenze messe in atto, non è poi così diverso da un ultrà inferocito. In fondo, per dirla con Roia, alle violenze domestiche che vedono vittime le donne non si porrà argine se non si affronta la questione anche e soprattutto come un «problema culturale». Con buona pace della modernità da secondo millennio. (d.f.)
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