La manifestazione
Disagi e paure da Valdicastello al centro città
PIETRASANTA. Il tallio, questo sconosciuto, entra nelle case dei pietrasantini, in particolare dei residenti di Valdicastello, nell’autunno del 2014, quando l’allora sindaco Domenico Lombardi firma l’...
PIETRASANTA. Il tallio, questo sconosciuto, entra nelle case dei pietrasantini, in particolare dei residenti di Valdicastello, nell’autunno del 2014, quando l’allora sindaco Domenico Lombardi firma l’ordinanza di divieto di utilizzo potabile delle acque. Quel metallo, inodore e tossico, tanto caro al regime iracheno per togliersi di mezzo gli oppositori e ancora agli scrittori dei gialli, scorreva, infatti, all’insaputa di tutti, nelle tubature domestiche e pubbliche. A certificarlo uno studio dei ricercatori dell’Università di Pisa che aveva appunto rilevato la sua presenza nella sorgente Molini di S. Anna a Valdicastello: da qui la successiva comunicazione al Comune, il carteggio incrociato del caso fra Asl, Arpat ed enti preposti e poi, appunto, lo stop alla potabilità. È il 3 ottobre 2014. Da lì a poco sarà un susseguirsi di lavaggi, inversioni di pressioni ed errori conseguenti con l’acqua contaminata che finisce per irrorare le tubature del centro cittadino – conseguente divieto nel novembre 2014 – mentre il metallo affiora anche al Pollino – luglio 2015 – e in diverse scuole. Paura, assemblee infuocate, esposti, proteste, mentre migliaia di persone sono costrette a fare ricorso ai distributori dell’acqua posizionati in diversi siti sul territorio.
Gaia comincia a sostituire le tubazioni in un saliscendi di valori che inquieta e allarga, a macchia d’olio, un clima di sospetto. Ad oggi, fatta eccezione per alcune abitazioni sempre a Valdicastello, il divieto di potabilità è stato revocato, ma centinaia di famiglie continuano a fare ricorso all’acqua in bottiglia: il motivo? Non si fidano. Anche alla luce del fatto che già nel 2013, attraverso un campionamento, era appunto emersa la presenza di tallio a Valdicastello senza che nessuno intervenisse. Un innesco drammatico e fatale per il quale si andrà a processo. (l.b.)
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