Finanza
Incendio al centro estetico, in tre a processo
Padre e figlia imputati assieme a un amico. Le difese: infondata l’accusa di averlo bruciato per intascare l’assicurazione
CAMAIORE. Via al processo per l’incendio che nell’estate del 2012 devastò il centro estetico “Il tempio di Cleopatra” a Lido. Sul banco degli imputati sono finite tre persone: il commerciante Floriano Matteucci e la figlia Claudia Matteucci, accusati di incendio doloso, e un amico, Alessio Mariotti, accusato di favoreggiamento. Secondo la Procura di Lucca il centro estetico fu bruciato dagli stessi Mariotti per intascare i 300.000 euro dell’assicurazione. Ipotesi rigettata in pieno dagli imputati e dai loro avvocati difensori.
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Il rogo avviene il 6 agosto del 2012: il centro estetico è stato aperto da pochi mesi da Claudia Matteucci, la titolare, in via Italica a Lido. I danni sono notevoli: le fiamme distruggono macchinari da centinaia di migliaia di euro. Da subito appare evidente agli inquirenti che il fuoco è stato appiccato. I primi sospetti si concentrano sul mondo del racket e delle estorsioni: lo stesso Floriano Matteucci, sin dal primo giorno, dice agli inquirenti che teme di essere finito lui nel mirino di qualche criminale. Ma Procura e polizia non gli credono. L’indagine punta soprattutto su un filmato delle telecamere di sicurezza del centro estetico. La videosorveglianza riprende Floriano Matteucci assieme all’amico Alessio Mariotti il giorno prima dell’incendio. Le immagini vengono recuperate dalla polizia dall’hard disk dell’impianto, semidistrutto dalle fiamme. Secondo la Procura, le telecamere sono state spostate e successivamente staccate per evitare di riprendere gli autori del rogo, appiccato perché gli affari non vanno bene. Con queste accuse Floriano Matteucci viene arrestato dalla polizia più di un anno dopo l’episodio, nel novembre del 2013. Ma il procedimento penale va per le lunghe, cambia il giudice. E alla fine la prima udienza vera del processo dopo i rinvii a giudizio si celebra solo lunedì scorso, a quasi sei anni dal fatto.
Nel frattempo gli avvocati difensori hanno lavorato per smontare tutte le accuse. Secondo gli avvocati Giacomo Ciardelli, che difende i Matteucci (il padre in collaborazione con l’avvocato Valentina Tognocchi) e Gabriele Parrini, che tutela Mariotti, non aveva alcun senso dare fuoco a un’attività in cui erano appena stati investiti 700mila euro per intascarne 300mila dall’assicurazione. Inoltre – spiegano – «lo spostamento delle telecamere non poteva avere alcun secondo fine, perché l’incendio è stato appiccato sul retro del negozio dove non c’era videosorveglianza». La prossima udienza è prevista per il 22 giugno.
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