Il Tirreno

Versilia

7000 firme per la Casa delle donne

7000 firme per la Casa delle donne

Successo della petizione contro la vendita. E la solidarietà arriva da tutta Italia

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VIAREGGIO. A distanza di qualche giorno e dopo il consiglio di lunedì che - parola di sindaco - ha sancito la futura vendita della sede attuale della Casa delle donne, ma non prima di averne individuata un’altra, è ancora alta l’attenzione sul caso. Cecilia Carmassi, ex presidente della commissione Pari opportunità Provincia di Lucca, oggi esponente di “LeU”, nell’aderire alla petizione on line che ha raggiunto in pochi giorni 7.000 firme, scrive: «Costruire un riferimento per chi è in difficoltà è cosa lunga e difficile. Per cancellarlo bastano due righe in una delibera».

Anche l’associazione Casa della donna di Pisa si schiera al fianco della Casa di Viareggio: «A tutti i sindaci d’Italia diciamo con forza che le Case delle donne non si toccano», dichiara Carla Pochini, presidente della Casa di Pisa». E Giovanna Zitiello, responsabile del Centro antiviolenza della Casa di Pisa, ricorda: «Pensare di vendere l'immobile e trasferire la Casa di Viareggio significa disconoscere il valore sociale, culturale e di cittadinanza costruito nel tempo, imponendo alla Casa costi insostenibili di trasloco e ricostruzione di un percorso il cui valore va ben al di là del valore immobiliare dell'edificio in questione».

Per l’Unione inquilini di Viareggio Michelangelo Di Beo, scrive: «Si cerca di mettere all'asta la Casa delle donne senza neanche avere il buon senso di aprire un dialogo con le responsabili dell'associazione e senza nemmeno mostrare anticipatamente un'alternativa. Alternativa alla quale non siamo comunque d'accordo, perché il bene pubblico non deve essere svenduto al privato, ma deve essere un punto di forza da riqualificare e da potenziare. A maggior ragione se si tratta di beni nei quali si svolgono attività sociali».

Dal fronte nazionale del movimento delle donne arriva la voce di Lella Palladino, presidente della Rete nazionale Di.Re. (Donne in rete contro la violenza): «Pensare di vendere l'immobile e trasferire le associazioni significa disconoscere il valore sociale, culturale e di cittadinanza costruito nel tempo. Imponendo costi insostenibili di trasloco e ricostruzione di un percorso il cui valore va ben al di là del valore immobiliare dell’edificio». Parole rilanciate dall’associazione Safiya Onlus-Centro Antiviolenza di Polignano a Mare (Ba), e della presidente Anna Maria Montanaro. Il Centro antiviolenza di Viterbo “Erinna” scrive: «Veramente disfarsi di quel luogo dal valore simbolico insostituibile, risanerebbe le casse del Comune? E quale prezzo pagherebbe la comunità in cultura, dignità, umanità?». (d.f.)

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