Gioco
Casa delle donne: vendita confermata ma sede alternativa
La rassicurazione del sindaco in un consiglio affollato che non accoglie la richiesta del Pd di garanzie scritte
VIAREGGIO. «La Casa delle donne non sarà venduta fino a quando non sarà trovato di comune accordo un altro immobile che abbia caratteristiche adeguate, confacente ai bisogni espressi dalle associazioni, dal Centro anti violenza ovviamente». Parola di sindaco nella seduta del consiglio comunale della giornata in cui l’Italia fa i conti con altre due vittime di femminicidio in sole 24 ore. Sono stati giorni caldi per l’amministrazione di Giorgio Del Ghingaro. Perché la Casa delle donne ed il suo centro anti violenza sono stati raggiunti dalla solidarietà di tutta Italia e da voci più che autorevoli che al fianco della struttura si sono schierate. La risposta del primo cittadino a questa mobilitazione arriva dai banchi del consiglio: «Mi assumo personalmente la totale responsabilità dell’iscrizione dell’immobile che ospita la Casa delle donne nell’elenco dei beni alienabili. Per il resto, ho percepito una violenza che io non mi sarei mai aspettato. Ed una presa di posizione complessiva che ho trovato ipocrita e violenta».
Un impegno, quello del sindaco, che resta nella fase della fiducia chiesta sulle proprie parole e nella scia della tradizione orale. Perché quando si è trattato di votare gli emendamenti proposti dal Pd, la maggioranza non c’è stata. Eppure si chiedeva di mettere per scritto esattamente quanto dichiarato dal sindaco, ha sottolineato il capogruppo Pd, Luca Poletti: «Fissare nero su bianco che alla valorizzazione dell’immobile si arriva solo a seguito di specifica delibera che indichi le soluzioni alternative».
Emendamento che aveva chiesto di inserire anche Riccardo Pieraccini, consigliere di maggioranza e capogruppo della lista “Viareggio tornerà bellissima”: «Facciamo un gesto concreto, diamo un segnale. Perché da questa vicenda vorrei uscissimo tutti come parti di una comunità, affinché si possa trovare un concreto segnale per stralciare la vendita».
Non una richiesta solo di principio quella contenuta negli emendamenti del Gruppo Pd. E l’ha sottolineato Annamaria Pacilio, capogruppo del Movimento Cinque stelle: «Nella delibera viene specificato che alienazioni e vendita dei beni in elenco saranno avviate nel corrente anno. Serve, dunque, una modifica della delibera» se confronto per un’altra sede deve essere avviato.
Quel confronto - e l’ha sottolineato Stefania Carraresi, consigliera della “Lista Del Ghingaro” con delega alle Pari opportunità - che avrebbe dovuto essere avviato da novembre 2017 ad oggi. Perché che la sede della Casa delle donne avrebbe dovuto essere trasferita era già scritto nella bozza di convenzione tra Comune ed associazione che di fatto è rimasta senza firma. «Dopo un incontro con l’assessore al sociale Gabriele Tomei (che ieri non era in consiglio, ndr) non si è proseguito nel discutere l’argomento». Ed allora, la domanda è inevitabile: quali sono le sedi alternative che sarebbero state valutate - come più volte ribadito in questi giorni dall’amministrazione - addirittura insieme alle rappresentanti della Casa delle donne?
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