Il Tirreno

Versilia

Gli infortuni sul lavoro sono di nuovo in aumento

di Matteo Tuccini
Gli infortuni sul lavoro sono di nuovo in aumento

Nel 2017 cresciuti del 10% in Versilia: è la prima inversione di tendenza post-crisi. Quest’anno già quattro episodi gravi. La Cgil: la sicurezza sta diventando un lusso

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VIAREGGIO. Le vittime sono operai, ma anche imprenditori. Si fanno male mentre lavorano su uno yacht, su una piscina o alla catena di lavorazione dell’olio: subiscono traumi forti e meno forti, si bruciano o si rompono braccia e gambe. Perché l’incidente “bianco”, quello che avviene mentre si sta lavorando, non guarda in faccia a nessuno. E in Versilia torna a rappresentare una vera emergenza: nel 2017 gli accessi al pronto soccorso per infortunio da lavoro sono cresciuti quasi del 10% rispetto all’anno precedente. E dall’inizio di quest’anno sono già quattro i fatti gravi di cronaca emersi: l’ultimo due giorni fa, nel cantiere Arpeca in Darsena a Viareggio, dove un imprenditore 51enne è scivolato e ha battuto la testa.

All’uomo è andata bene: ieri l’ospedale pisano di Cisanello, dove era stato portato con l’elisoccorso Pegaso, lo ha dimesso e rimandato a casa. Una buona notizia, che però si scontra con gli ultimi dati di accessi al pronto soccorso del “Versilia” per infortuni da lavoro. Gli unici oggi a disposizione, perché Asl e Inail non elaborano più il report che fino al 2015 consentiva di monitorare ogni tre mesi il fenomeno. Con statistiche aggiornate, accurate e suddivise per settore.

I dati del 2017 dicono che al pronto soccorso di Lido ci sono stati 2.342 accessi per infortuni da lavoro. Nel 2016 erano stati 2.169, mentre nel 2015 furono 2.182. In effetti si può dire che l’anno scorso c’è stata la prima inversione di tendenza post-crisi economica: fino al 2016 gli episodi erano in diminuzione quasi costante. Due avvertenze: la prima è che in questa statistica sono compresi gli infortuni avvenuti mentre si sta andando a lavorare. La seconda è che la piccola ripresa economica ha influito, soprattutto in Versilia, nell’aumentare il numero delle persone impiegate. Resta la preoccupazione per un incremento percentuale che in un solo anno sfiora il 10%.

Scendendo nello specifico, su 2.342 casi uno è stato mortale, 41 i ricoveri e 2 i trasferimenti. Altri 10 hanno rifiutato il ricovero o l’osservazione. Quasi il 50% dei pazienti ha avuto traumi agli arti, il 13% ferite varie, il 7% disturbi agli occhi. Ci sono stati anche tre casi di intossicazione acuta.

Sul tema gli unici a suonare il campanello d’allarme sono i sindacati. «Pochi giorni fa – ricorda Fabrizio Simonetti della Cgil – abbiamo ricordato l’anniversario della morte di un giovane marinaio (Joubert Thompson, ndr) caduto da un ponteggio dove non sono state rispettate le elementari norme di sicurezza. Purtroppo da allora la situazione non è cambiata: soprattutto in certi settori le lavorazioni vengono esternalizzate, affidate a piccole ditte, con appalti e sub appalti spesso affidati al massimo ribasso. Questo si traduce in peggiori condizioni per i lavoratori. Col lavoro precario e deregolamentato – prosegue Simonetti – diminuiscono gli standard di salute e sicurezza, lo dicono i numeri e il contatto diretto con i lavoratori e le lavoratrici che il sindacato ha ogni giorno. Il lavoro atipico, intermittente, in somministrazione, interinale, così come i ritmi serrati o la compresenza di lavoro regolare e “grigio”, non consentono la dovuta prevenzione, la formazione e la consapevolezza del rischio rispetto alla sicurezza».

«Dopo il calo durante i primi anni di crisi, con la leggera ripresa cui stiamo assistendo, gli infortuni sono tornati ad aumentare. Ma l’aumento del lavoro nero di cui abbiamo consapevolezza – aggiunge Rossano Rossi (Cgil) – ci fa immaginare che gli infortuni possano essere ancora di più. Un’occupazione precaria e destrutturata, spesso sottopagata, non è di qualità. E la sicurezza diventa un optional».

@matteotuccini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA



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