Sicurezza
Scontro con il Pro-Azzano. Si dimette tutto l’Asbuc
STAZZEMA. Il consiglio di amministrazione Asbuc Montagna di Seravezza si è dimesso in blocco. Lo ha annunciato ieri Pietro Conti, Walter Giannini, Alberto Leonardi, Danilo Marrai, e Gabriele Stagi (il presidente) con un comunicato stampa, spiegando che il motivo è stato «per come si è svolta l’intera vicenda, in particolare per il ruolo del Comitato pro Azzano».
Il consiglio era stato rinnovato a fine 2017. Gli scontri per la decisione sull'accordo con Henraux erano già in atto. Ma la beffa all'ultima assemblea pubblica, in cui alcuni hanno votato - legittimamente - con decine di deleghe di altre persone stravolgendo il voto non è andata giù all'Asbuc. I cui consiglieri dimissionari sintetizzano quello che è avvenuto negli ultimi anni. «Dal 2007 al 2012 il comitato “Usi civici” - rivendica l’Asbuc - interviene nel giudizio a Roma, lotta contro Henraux per il rispetto della legge sull’apertura della cava Macchietta, sulla marmettola nel canale del Giardino, sul controllo del materiale estratto. E cerca di smuovere dal torpore una popolazione montana rassegnata e passiva - prosegue la nota stampa -. In ciò si distingue particolarmente il paese di Azzano che non partecipa mai alle decine di assemblee indette dappertutto, compresa la Cappella e Azzano stesso».
Nel 2012 - è la ricostruzione - «nasce Asbuc, a seguito di una sentenza del 2008 del Commissario a Roma che identifica un primo nucleo di demanio civico e diventa subito attore nel procedimento stesso e avendo dalla sua parte la perizia del 1983-88 stilata dai periti Corfini, Bartelletti e Pizziolo. Nel 2014, il giudice Catalani, sulla base di una corposa Ctu, sentenzia a favore di Henraux riducendo la portata della perizia demaniale e propone di intraprendere una trattativa che definisca i termini finali della questione. È una trattativa lunga e sfibrante che vede da una parte un’azienda potente come Henraux che aveva già incassato il sì del giudice sulla validità dei contratti, e dall’altra un’Asbuc lasciata sola, ma che cercava di portare a casa quanto più possibile, anche se molto al di sotto delle aspettative iniziali». Dal 2017 al 2018, poi, «nasce un comitato pro Azzano caratterizzato da un campanilismo esasperato che mostra di non voler minimamente dialogare. Nella consultazione per l’accordo con Henraux nessuno di Azzano partecipa all’assemblea del paese, mentre una quarantina di persone corrono a Minazzana all’ultima assemblea munite di due deleghe ciascuna, ribaltando l’esito finale, inficiando quello che era lo spirito di partecipazione diretta ed espressione della volontà personale. Legalmente forse era possibile farlo: moralmente e civilmente è stata un’azione ripugnante, intimidatoria - accusano- e preordinata».
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