Il Tirreno

Versilia

Addio a Giancarlo “Scirea”, infermiere del San Camillo

Tiziano Baldi Galleni
Giancarlo Appolloni
◗
Giancarlo Appolloni

Stroncato da un infarto a 61 anni, a luglio sarebbe andato in pensione. Seguiva anche le squadre di calcio locali come massaggiatore. Sabato 3 marzo i funerali

2 MINUTI DI LETTURA





SERAVEZZA (LUCCA). Era conosciuto da tutti come Giancà, o meglio Giancà Scirea. Chi, negli ultimi venti anni, ha giocato in una squadra di calcio della Versilia, come il Seravezza, l’Atletico Forte dei Marmi, il Versilia 98 o il Retignano, lo ha sicuramente incontrato, Giancarlo Appolloni.
Amava seguire, in qualità di massaggiatore, il suo sport preferito. Lo faceva da dietro le quinte, negli spogliatoi e in panchina, prendendosi cura dei suoi ragazzi. Il colore non contava, era il gioco del calcio a fargli battere il cuore. Ma è stato proprio il cuore a tradire Giancarlo Appolloni, giovedì notte, prima di coricarsi. Aveva 61 anni, seravezzino, ed era infermiere all’ospedale San Camillo di Vittoria Apuana da quattro decenni. Aveva lavorato per molto tempo nel reparto ortopedia. «Oramai era un pilastro di quell’ospedale», racconta la figlia Elisa. A luglio sarebbe andato in pensione, lo aveva già anticipato agli amici. Ma la vita lo ha beffato, ad un soffio da quel traguardo. «Siamo rimasti tutti sconcertati – racconta Mirko Marrai, un amico – perché è stata una morte improvvisa. Per di più Giancarlo era una persona in salute».

Giancarlo lascia una moglie, Orietta, e le figlie Elisa e Veronica. Lascerà anche un gran vuoto in quel reparto di ospedale dove era impegnato da tempo e conosciuto da tutti. Dedicarsi agli altri era la sua attitudine. Amava sia il lavoro, come racconta Elisa, sia il mondo del pallone. «È sempre stato nell’ambito calcistico versiliese – ricorda Mirko – e aiutava le squadre come accompagnatore e massaggiatore. L’ultimo team che ha seguito è stato l’Atletico Forte dei Marmi. Ma lo ricordo nel Versilia 98, al Versilia negli juniores, nel Seravezza, e con il Retignano».

Aveva trovato spazio anche nelle contrade del palio, sempre nelle sfide calcistiche, seguendo prima la Cervia e poi la Lucertola al torneo estivo al Buon Riposo. L’altra grande passione era la Juventus. Non si perdeva una partita. «Voleva guardarle sempre da solo – dice Elisa – e si chiudeva in stanza davanti alla televisione. Era uno juventino sfegatato». Bianconero come Gaetano Scirea, appunto, il grande libero della formazione di Trapattoni, che fu un simbolo della difesa della nazionale italiana e un’icona di correttezza. Non è forse un caso se il suo soprannome era Scirea. Il funerale sabato 2 marzo alle 15 al Duomo di Seravezza.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web