Il ricercatore che ridimensiona i politici sul web
Il versiliese Tesconi guida il gruppo del Cnr che ha contato il numero reale di follower dei leader di destra e sinistra
PIETRASANTA. I politici italiani seguiti, su Twitter, da milioni di followers? Ma quando mai. A smascherare la boutade – se così possiamo definirla – un progetto, “PoliCom.Online”, a firma delle Università di Pisa e Torino e ancora del Cnr di Pisa. Il tutto coordinato da un pietrasantino, Maurizio Tesconi, 44 anni, ricercatore del Cnr pisano che negli ultimi mesi, insieme al gruppo di lavoro composto da una decina di persone, ha passato al setaccio i profili social, in questo caso particolare twitter: quello che è emerso, nella settimana con vista sulle elezioni politiche, sta facendo discutere su scala nazionale.
«Gli account attivi sono solamente una piccola parte rispetto a quelli certificati come ufficiali. Il nostro compito è stato quello di acquisire i dati dai social e appunto verificare la mole degli utenti inattivi, che sarebbero poi coloro che non hanno prodotto tweet negli ultimi 90 giorni oppure ancora che ne hanno prodotti meno di 3 nella loro vita social» spiega Tesconi.
Facciamo qualche esempio pratico: i 3,3 milioni di followers di Matteo Renzi, come certifica lo studio coordinato da Tesconi, alla fine si riducono a 400mila. Che sono poi coloro che ritwittano il post del candidato, lo commentano, lo inseriscono fra i preferiti e così via. Ma Renzi, in quanto a followers silenti è in buona compagnia: Silvio Berlusconi si vede quasi dimezzare i propri seguaci – da 23mila e 13mila –, Luigi Di Maio ne perde per strada ancora di più – da 276mila a 68mila –, Pietro Grasso passa, addirittura, da 694mila a 82mila con l’80% di utenti inattivi, Matteo Salvini da 643mila a 100mila (77% inattivi), Giorgia Meloni da 629mila a 90mila (79% inattivi), Emma Bonino da 154mila a 46mila. Insomma, una strage di followers.
«Tutto questo è fisiologico – aggiunge Tesconi – gli utenti si iscrivono, commentano, seguono e poi abbandonano l’attività, ma non si cancellano. E così restano in dote al politico di turno». Che, a sua volta, esalta il proprio portafoglio di followers – mai così lontano dal dato numerico reale – alla prima occasione possibile. «Attenzione però – continua Tesconi – questa situazione niente ha a che vedere con i fake, per intendere quei profili social fittizi creati allo scopo di seguire altri account. Esistono dei siti dove si possono addirittura comprare, senza troppi problemi. Ma a quanto ci risulta non è pratica portata avanti dai politici italiani». Come a dire che sotto questo punto di vista i nostri leader di partito, a prescindere dal colore politico, sono dei virtuosi. O più semplicemente sono consapevoli del fatto che senza retweet, quei followers, acquistabili a prezzo di saldo, servirebbero a ben poco.
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