Il Tirreno

Versilia

Slitta la fase due dell’operazione mare pulito

di Cesare Bonifazi
Slitta la fase due dell’operazione mare pulito

La sperimentazione del peracetico sul Motrone partirà i primi giorni di aprile: risultati solo a estate iniziata

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VIAREGGIO. Se ne riparla dopo Pasqua. La sperimentazione sul peracetico direttamente nell’alveo del fiume Motrone slitta ai primi di aprile, quasi due mesi dopo la data prevista. A provocare ritardi è la fornitura dei cosiddetti nasi elettronici, una delle prescrizioni richieste da Arpat per questa fase due, ovvero quei dispositivi che valutano l’effetto aerosol. Misureranno cioè le eventuali esalazioni dovute all’immissione della soluzione direttamente sul corso del fiume e gli eventuali danni alla salute e all’ambiente. Questi dispositivi saranno disponibili solamente nella seconda metà del mese di marzo e per essere operativi dovremo aspettare quindi i primi d’aprile. Solo a quel punto si potrà iniziare con il protocollo.

Questo provoca un inevitabile slittamento su tutta la tabella di marcia del progetto: già nei primi giorni della stagione balneare dovevano essere pronti i risultati della sperimentazione da parte del team di analisi dell’università di Pisa. Così non sarà e inizieremo l’estate senza rassicurazioni. A maggio dell’anno scorso è partita la prima parte della sperimentazione, quella sulla Fossa dell’Abate. La soluzione al peracetico è stata immessa nelle idrovore. Sono stati centinaia i campionamenti fatti, ma Arpat non è mai stata pienamente convinta che la soluzione funzionasse. È vero che i test fatti la scorsa estate sulla Fossa avevano dato dei t risultati positivi, seppur timidi. Il problema della prima fase è stata la mancanza d’acqua: un’estate siccitosa che è ha avuto effetti estremamente positivi per la balneazione. I nostri balneari hanno potuto lavorare senza doversi confrontarsi con l’ipotesi di un divieto di balneazione. Sono gli stessi dati Arpat che lo confermano: le acque dei nostri torrenti, responsabili della qualità del mare, sono risultati in maniera praticamente univoca passati da livello scarso a eccellente. Un risultato che è stato rivendicato dal sindaco di Camaiore Alessandro Del Dotto, capofila del progetto peracetico. Nel report di agosto tuttavia Arpat aveva riferito che si profilava «un quadro di difficile comprensione». La commissione di vigilanza a Firenze, a cui partecipa anche l’agenzia regionale dell’ambiente, ha confermato l’intento di andare avanti e di portare gli esperimenti anche in territorio pietrasantino. Ma con alcune prescrizioni, tra queste anche quella dei dispositivi rivela-esalazioni.Questa seconda fase è molto attesa, specialmente da Pietrasanta: fino ad oggi era stato dato il via soltanto all’immissione dell’acido nelle idrovore che non sono presenti né nel Motrone né nel Fiumetto.

Il ritardo nell’applicazione del progetto ha portato l’amministrazione viareggina a scrivere alla Regione mercoledì scorso per chiedere la convocazione del comitato di vigilanza. Il Comune di Viareggio vuole sollecitare la Regione affinché si arrivi nel minor tempo possibile alla fase due: Federico Pierucci, assessore alla Rigenerazione di Viareggio, ha puntato il dito su un presunto «immobilismo rispetto alle fasi successive». Secondo l’assessore ci sarebbero dovuti essere incontri per spiegare le modalità di attivazione. Da quel che si apprende dall’amministrazione camaiorese, per far partire il tutto devono essere completati i posizionamenti dei dispositivi che rilevano le esalazioni. E così si andrà avanti per un anno, fino al maggio del 2019, quando la sperimentazione dovrebbe finire, secondo quanto stabilito dall’accordo di programma. Ma il Comune di Camaiore già nei mesi scorsi ha dato segni di voler prorogare la sperimentazione almeno fino a quando Gaia non finirà i lavori alle fognature.

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