Il Tirreno

Versilia

Carnevale di Viareggio
pagine di storia

Quell’eterna sfida fra il Carnevale di Viareggio e quello di Nizza

di Paolo Fornaciari
Il bozzetto del carro Nizza-Viareggio
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Il bozzetto del carro Nizza-Viareggio

Entrambi nascono nella loro versione moderna nel 1873. Ed entrambi sono fra i più celebri in Europa

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Le origini del Carnevale di Nizza risalgono al 1294, quando Carlo di Angiò, Conte di Provenza, narra di aver trascorso qui «i giorni allegri del Carnevale». Anche se la nascita del Carnevale moderno la si fa risalire al 1873, quando il nizzardo Andriot Saetone fondò il “Comitato delle feste” che, con il patrocinio della municipalità, si «dedicò ad organizzare sfilate di carri per uno spettacolo alla grande».

Il 1873 è una data importante anche per la storia del Carnevale di Viareggio. Infatti, in quell’anno una comitiva di giovani frequentatori del Regio Casino, e che alcuni anni prima aveva fondato “La società del Carnevale”, propose di organizzare per l'ultimo giorno di carnevale una sfilata di carrozze, dando vita così al primo, improvvisato corso mascherato.

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Il 1921 è un altro anno importante nella storia della manifestazione: fu dato alle stampe il primo numero della rivista Viareggio in maschera, duemila copie che andarono subito a ruba, che divenne la pubblicazione ufficiale del Carnevale viareggino. La rivista, già dal primo numero, documenta la competizione fra Nizza e Viareggio nel cimento carnevalesco, fino a decretare la supremazia della giovane manifestazione viareggina sul carnevale transalpino. Infatti, sul primo numero della rivista si può leggere un primo riferimento al Carnevale di Nizza: «Per l’occasione il Comitato ha voluto che fosse composta una canzonetta di soggetto carnevalesco, secondo l’usanza della città di Nizza». La canzonetta, musica del maestro Icilio Saun e parole di Lelio Maffei, fu “il Carnevale a Viareggio”.

Lo spettacolo offerto dai giganti di cartapesta sui viali a mare, costituirono le premesse perché Viareggio divenisse presto la capitale del carnevale d'Italia, creando le condizioni per la nascita di una tradizione che farà di Viareggio «ciò che è Nizza per la Francia». Così, nell’editoriale di Viareggio in maschera del 1923 si legge: «Un po’ più di buona volontà da parte di tutti e Nizza… la famosa Nizza… dovrà cedere il posto a Viareggio». Lo spirito del carnevale del '23 è riassunto nella frase che chiudeva Viareggio in maschera di quell'anno: «Auguriamoci che Viareggio raggiunga, almeno nell'arringo carnevalesco, il prestigio di Venezia antica e di Nizza moderna».

Un primato, auspicato dagli organizzatori del Carnevale di Viareggio e testimoniato da un carro del 1924 dal significativo titolo Nizza-Viareggio, opera di Raffaello Giannini. Nella relazione che accompagnava il bozzetto della costruzione si legge: «Nella significazione di questo carro sono contenute due finalità: una appassionata réclame plastica al Carnevale di Viareggio e un’affermazione di volontà per arrivare al dominio e trionfo decisivo del carnevale stesso. Il Carnevale ha qui l’aspetto di un vegliardo anacreontico. Indossa mantello e corona regali ed ha potere di trascinarsi dietro uomini e donne di età e classi diverse, gente allegra che viene a spassarsi a Viareggio con tutti i veicoli conosciuti».

Un vegliardo Re Carnevale, ormai “schiavo” del prestigio della festa viareggina, trascina una locomotiva che conduce moltitudini di turisti da Nizza a Viareggio. Per la storia, questo carro ottenne il terzo premio.

L’anno dopo Viareggio in maschera pubblica un editoriale sulla «superba affermazione del carnevale di Viareggio» dove si può leggere: «Viareggio può senza ingiuria, gareggiare col carnevale nizzardo in fatto di corsi mascherati, ma non sappiamo se la città sorella, abbia come Viareggio quest’anno sentito il Carnevale con tanta foga popolaresca, con tanta varietà d’iniziativa, con tanta spensierata e gagliarda fantasia, che ha sorpreso i nostri ospiti».

Nel 1926, sempre sulla rivista, lo scritto di Frediano Belli dal titolo «Carnevali di altri tempi» è chiuso dalle parole: «A Nizza i signori pagano per far lavorare gli operai, a Viareggio gli operai pagano e lavorano per far divertire i signori. Il carnevale di Viareggio supererà quello di Nizza quando a Viareggio si farà in tutto come a Nizza».

Nel 1927, la macchina organizzativa del Carnevale di Viareggio lamentava «l’attenzione anche di quei giornali che tanto si occupano dei carnevale di Nizza, di Montecarlo e di quelle agenzie italiane di viaggi che per queste città organizzano le gite nel carnevale».

Lo scrittore Darioski, Dario Lischi, che aprì la rivista Viareggio in maschera di quell’anno, nell’articolo «Viareggio e il Carnevale» scrisse: «Viareggio italiana è senza dubbio l’antagonista di Nizza francese. Il Carnevale di Nizza era un tempo sinonimo di fasto miracoloso e bellezza insormontabile. Oggi tale prerogativa è in via di tramonto e ogni anno perde un tanto della sua importanza. Per converso il carnevale viareggino ha ormai raggiunto rinomanza ed ogni anno aumenta d’importanza, come aumenta di grandiosità e di originalità propria».

L’anno dopo, Viareggio in maschera, apre con lo scritto dal titolo: «Appunti per un articolo di fondo», che, si legge, «potranno servire domani per l’articolo che sanzioni la vittoria largamente agognata e raggiunta dal Carnevale di Viareggio sul Carnevale di Nizza». E ancora: «Perché Viareggio non deve diventare la… Nizza italiana?»

Poi, Franco Ciarlantini, alla domanda «Cosa pensa del Carnevale di Viareggio?» rispose: «Se c’è un posto dove il Carnevale possa vivere la vita piena, questo è Viareggio. Ecco perché ho la certezza che il Carnevale di Viareggio è destinato a un magnifico sviluppo, a un grande avvenire. E a Nizza ci lasceremo andare quei tali che sanno affrontare la noia oltre frontiera».

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Per concludere, ricordiamo che, quando per il Carnevale del 1964 fu proposto il corso a soggetto, «le grandi città che festeggiano i grandi carnevali», sui viali a mare sfilarono, alla presenza delle varie rappresentanze diplomatiche, nelle effigi dei carri, i più importanti carnevali del mondo. Il Carnevale di Viareggio, sicuro della propria supremazia, dedicò un carro allegorico alle città: Nizza, Monaco, Basilea, New Orleans, Strasburgo, Venezia e Rio de Janeiro.

A Nizza e al suo Carnevale fu dedicato il carro La casta… azzurra, di Antonio D’Arliano, “mago” storico della cartapesta, allora il più rappresentativo dei costruttori viareggini. Il carro, secondo il codice espressivo carnevalesco di Antonio D’Arliano, rappresenta uno scorcio della realtà balneare nizzarda, con le pretenziose architetture lliberty sormontate da un raggiante sole, e a far da corona il mare, i bagnanti e un volo di gabbiani. Un carro di grande impatto scenografico omaggio a Nizza, ma al tempo stesso per gli elementi che ne compongono la struttura, un riferimento palese alla realtà di Viareggio e al rapporto che, al di là della sana competizione nell’affermazione del primato carnevalesco, lega le due città per dimensione, fascino ed importanza di eccellenze nella storia dei centri balneari e mondani del Novecento europeo.


 

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di Redazione web