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Montascale fuori uso: disabile al cinema portata a spalle

di Cesare Bonifazi
Montascale fuori uso: disabile al cinema portata a spalle

Trentenne in sedia a rotelle lasciata all’ingresso per entrare ha dovuto chiedere aiuto a due clienti

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VIAREGGIO. Lasciata lì ad aspettare. Una rampa di scale sono più di una barriera architettonica per chi è costretto in sedia a rotelle. Sono un ostacolo impossibile da superare. E se succede che il montascale non funziona, chi è costretto a rimanere seduto per spostarsi non può altro che essere assalito da un senso di impotenza. È quello che è successo mercoledì sera a una trentenne di Massarosa che aveva organizzato una serata al cinema Goldoni di Viareggio con le amiche ma, a causa della rottura del congegno per salire in sala, si è affidata alla benevolenza di due spettatori che l’hanno caricata di peso e trasportata al suo posto. La ragazza in questione ha deciso di rimanere anonima perché dice: «Non ha importanza come mi chiamo, sarebbe potuto succedere a chiunque altro nella mia situazione e sarebbe stato esattamente uguale».


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Il racconto che fa Stefania, la chiameremo così, è dettagliato: «Ho una malformazione ma fino a oggi sono riuscita a deambulare tranquillamente - spiega - da qualche tempo però ho avuto dei problemi al piede e non posso camminare. Per questo mi muovo in carrozzina. Quando sono arrivata al cinema mi hanno fatta entrare da un ingresso laterale che serve esclusivamente per i disabili. In quel momento c’era una grande ressa all’ingresso: in molti stavano aspettando il turno per entrare».

Il film che Stefania e le sue amiche scelgono di vedere viene proiettato nella sala due, che si trova al secondo piano dello stabile. Tra lei e il suo posto numerato ci sono due rampe di scale e nessun ascensore.

«In un primo momento siamo rimaste spiazzate perché non sapevamo come avrei potuto arrampicarmi fino a lassù stando seduta su due ruote - racconta - ho anche pensato di andare via. Fortunatamente sono saltati fuori questi due signori, anche loro lì per vedere un film, e si sono offerti di prendermi di peso e portarmi su».

Dal cinema fanno sapere che il montascale non era funzionante e che a Stefania era stato chiesto di attendere che tutte le persone in fila defluissero. Al termine dell’entrata si sarebbero occupati di lei. Secondo la ricostruzione della ragazza invece il personale del cinema era sì molto indaffarato perché c’era ressa ma si sarebbero limitati a dirle che salire fino alla sala era impossibile: «Mi sono sentita rispondere che non c’era alcun modo di arrivare. Non hanno pensato a scusarsi, a offrirmi una soluzione: per esempio portarmi su a braccio come hanno fatto quei signori».

Un momento di umiliazione che si è ripetuto alla fine della proiezione: «Per scendere ho dovuto affidarmi di nuovo: a una mia amica e a un ragazzo che era in sala. Loro mi hanno aiutata a fare le scale in senso inverso».

Racconta di un senso di frustrazione: «Mi sono sentita impotente. La sopraffazione ha preso il sopravvento sulla rabbia e l'indignazione, che sono emerse dopo e non ce l’ho fatta a prendere il coraggio a due mani per protestare».

Difficile per lei in quel momento avere una reazione rabbiosa.

«Mi sentivo disagio nei confronti delle mie amiche - continua - che hanno dovuto aiutarmi in ogni modo pur di poter passare una serata insieme - ammette - mi sono sentita un peso. Il mio pensiero è andato immediatamente a coloro che sulla sedia a rotelle ci stanno una vita intera. E mi sono anche domandata cosa sarebbe successo se avessi avuto uno di quei modelli di sedia che funzionano elettricamente e che sono per questo più pesanti. Sono particolarmente sensibile perché anche io vivo la disabilità. La mia per il momento non mi compromette la deambulazione ma in futuro non è escluso che possa farlo».

Stefania infatti dovrà restare ancora un po’ su quella sedia e uscire di nuovo non è proprio un pensiero da nulla da mercoledì scorso: «Il mio primo istinto mi dice che non tornerò in quel cinema perché quell’esperienza è stata veramente brutta. Poi ho pensato che potrei ritrovarmi in una situazione analoga anche in altri locali pubblici: sarebbe davvero un problema».
 

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