Il Tirreno

Versilia

alessandro grossi 

L’ingegnere-progettista che ha vinto con due carri

di Simone Pierotti

VIAREGGIO. Volendo un po’ esagerare – ma del resto il Carnevale è o non è anche la festa degli eccessi? – lo si potrebbe chiamare il Re Mida dei progettisti dei carri: quello che tocca si tramuta in...

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VIAREGGIO. Volendo un po’ esagerare – ma del resto il Carnevale è o non è anche la festa degli eccessi? – lo si potrebbe chiamare il Re Mida dei progettisti dei carri: quello che tocca si tramuta in oro. Anzi, in medaglia d’oro. I fogli dei progetti strutturali di Papaveri rossi e Satisfaction, le costruzioni che hanno vinto rispettivamente in prima e in seconda categoria, sono vergati dalla stessa firma: è quella di Alessandro Grossi, ingegnere viareggino di 35 anni. Cresciuto con la passione per il Carnevale («Non mi sono mai perso un corso mascherato o un’uscita dalla Cittadella»), ha poi iniziato ad osservare i giganti fatti di carta di giornale con l’occhio del tecnico: «Già da tempo bazzicavo gli hangar per vedere come si sviluppavano, poi quest’anno sono entrato ufficialmente nella squadra degli ingegneri progettisti dei carri. Lo devo ai miei colleghi Paolo Polvani e Andrea Petri, da anni impegnati nella sicurezza dei corsi mascherati: lavorando nel loro studio si è presentata questa opportunità».

Un’avventura che meglio di così proprio non poteva concludersi: gli unici due progetti da lui curati hanno portato a casa la vittoria. Due storie di successo molto diverse: «Con Luca Bertozzi, che è un amico, siamo partiti addirittura a maggio: era stato appena promosso dalle mascherate di gruppo ed è dovuto ripartire da zero. È molto meticoloso: con lui e il suo carpentiere Francesco La Notte abbiamo aperto una chat di gruppo e ogni giorno c’era almeno un messaggio…».

Con i fratelli Cinquini in prima categoria le tempistiche sono state diverse: «Umberto e Stefano hanno alle spalle molti più anni di esperienza, ma pure con loro ci siamo rifatti per tempo e abbiamo cominciato verso luglio. In questa veste mi sento davvero coinvolto nell’evoluzione dal bozzetto alla costruzione che sfila, nella scelta delle strutture in acciaio o nello studio dei movimenti».

Un carro, aggiunge Grossi, «è un compromesso tra la componente artistica e quella progettistica e strutturale: non è un edificio statico, è un’opera in movimento e non potremmo mai avallare soluzioni troppo ardite. Per esempio, se le gambe dei mascheroni dei Rolling Stones fossero state un po’ più grandi sarei stato maggiormente tranquillo», dice ridendo. «Battute a parte, sulla sicurezza non si scherza nemmeno a Carnevale e qualsiasi opera che vedete sfilare è sempre condivisa dal costruttore e dal suo ingegnere. Quest’anno, oltretutto, c’erano requisiti e scadenze da rispettare, ad esempio il termine per la consegna dei progetti e la data del collaudo. Una fatica immane che però è stata ampiamente ripagata».

E quando gli viene chiesto di raccontare qualche segreto sui papaveri o sui faccioni dei Rolling Stones, lui preferisce spostare i riflettori sui colleghi: «Al di là della soddisfazione indescrivibile di vedere trionfare due carri a cui ho collaborato, voglio fare un plauso a tutti gli ingegneri progettisti perché hanno svolto un lavoro eccellente: mettere in sicurezza costruzioni con a bordo famiglie e bambini è un compito di enormi responsabilità e la vera vittoria per noi è quando tutto fila liscio senza inconvenienti o addirittura incidenti. Altro che le classifiche…».

A proposito: se l’aspettava la doppietta? «Entrambi i carri mi son piaciuti fin da subito e speravo che finissero sul podio, sia in prima che in seconda c’era molta bagarre. Da appassionato di Carnevale ho sempre fatto con gli amici e la famiglia il mio toto-verdetti e non c’indovinavo quasi mai. A giudicare dagli ultimi anni, però, mi pare che non li azzecchi quasi più nessuno…»

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